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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33098/2026 del 08/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (amministrazione penitenziaria)

La controversia

Un detenuto sottoposto al regime di Alta Sicurezza aveva reclamato dinanzi al Magistrato di sorveglianza contro un ordine di servizio della direzione dell'istituto penitenziario che vietava l'acquisto di vino e birra, consentendolo soltanto in occasione delle festività. Il Magistrato di sorveglianza aveva accolto il reclamo, ritenendo che l'art. 14 del d.P.R. n. 230 del 2000 riconoscesse un diritto soggettivo comprimibile soltanto per specifiche ragioni riferite al singolo detenuto e che il divieto generalizzato violasse i principi di ragionevolezza e proporzionalità. Il Tribunale di sorveglianza aveva rigettato il reclamo dell'Amministrazione penitenziaria contro tale decisione. La Casa circondariale, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e il Ministero della giustizia hanno proposto ricorso per cassazione con tre motivi. Con il primo motivo hanno dedotto la violazione dell'art. 69, comma 6, lett. b), dell'ordinamento penitenziario, sostenendo che il reclamo giurisdizionale è ammissibile soltanto per la tutela di diritti soggettivi e che l'acquisto di bevande alcoliche riguarda una modalità organizzativa dell'esercizio dell'alimentazione, non un diritto soggettivo. Con il secondo motivo hanno dedotto la violazione dell'art. 14 del d.P.R. n. 230 del 2000, osservando che la norma consente il consumo delle bevande nei locali in cui si consumano i pasti, mentre i detenuti in regime di Alta Sicurezza consumano i pasti nelle celle di pernottamento, con conseguenti difficoltà di controllo. Con il terzo motivo hanno dedotto la violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità, evidenziando i possibili rischi connessi al consumo di alcolici in ambiente penitenziario, tra cui aggressività, autolesionismo, interferenze con terapie farmacologiche, difficoltà di gestione e pregiudizio ai programmi trattamentali. La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbite le ulteriori questioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza sia quella del Magistrato di sorveglianza. Ha ritenuto che il reclamo giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), dell'ordinamento penitenziario tuteli soltanto posizioni giuridiche qualificabili come diritti soggettivi, lese da una condotta dell'Amministrazione penitenziaria produttiva di un pregiudizio grave e attuale. Nel caso concreto, il consumo di vino e birra non è riconducibile al diritto a una sana alimentazione né ad altro diritto soggettivo tutelabile in sede giurisdizionale, trattandosi dell'aspirazione a un bene non necessario o indispensabile. Pertanto, il diniego dell'autorizzazione all'acquisto e al consumo di tali bevande non era suscettibile di reclamo giurisdizionale e le decisioni dei giudici di sorveglianza erano state pronunciate in carenza di potere giurisdizionale.

Norme richiamate

  • art. 35-bis legge n. 354/1975

    grave e attuale pregiudizio

    Il reclamo giurisdizionale consente di tutelare diritti soggettivi del detenuto incisi da condotte dell'Amministrazione penitenziaria che producano un pregiudizio grave e attuale.

  • art. 69, comma 6, lett. b), legge n. 354/1975

    La tutela giurisdizionale dinanzi al Magistrato di sorveglianza è limitata alle posizioni giuridiche qualificabili come diritti soggettivi e non comprende mere modalità organizzative della vita penitenziaria.

  • art. 14 d.P.R. n. 230/2000

    acquisto e consumo di bevande alcoliche

    La disposizione non attribuisce al detenuto un diritto soggettivo giustiziabile all'acquisto e al consumo di vino o birra.

  • art. 620, comma 1, lett. c), c.p.p.

    annullamento senza rinvio

    È stata applicata per annullare senza rinvio le ordinanze emesse in carenza del potere giurisdizionale sulla questione.

Massime di principio

  • Il reclamo giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), dell'ordinamento penitenziario è ammissibile soltanto quando una condotta dell'Amministrazione penitenziaria incida illegittimamente su una posizione giuridica qualificabile come diritto soggettivo e determini un pregiudizio grave e attuale.
  • Il diritto soggettivo tutelabile mediante reclamo giurisdizionale deve essere distinto dalle mere modalità di esercizio del diritto e dalle scelte organizzative dell'Amministrazione penitenziaria, che restano generalmente sottratte al sindacato giudiziario salvo che siano manifestamente irragionevoli o sostanzialmente impediscano la fruizione del diritto.
  • Il consumo di vino o birra da parte del detenuto non rientra nel diritto a una sana alimentazione né integra altro diritto soggettivo tutelabile mediante reclamo ai sensi dell'art. 35-bis dell'ordinamento penitenziario, poiché riguarda un bene della vita non necessario o indispensabile.
  • Il provvedimento dell'Amministrazione penitenziaria che neghi l'autorizzazione all'acquisto e al successivo consumo di vino o birra non è impugnabile mediante reclamo giurisdizionale al Magistrato di sorveglianza; le decisioni adottate su tale reclamo devono essere annullate senza rinvio per carenza del potere giurisdizionale.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternative
RamiEsecuzione penale

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