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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17930/2026 del 19/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha denunciato la carenza di motivazione della sentenza di appello su due profili principali: 1) la mancata risposta alla richiesta di assoluzione e alla domanda di rinnovazione dell'istruttoria, nonché alla censura che la sua precedente deposizione fosse falsa per paura di ritorsioni (con richiesta di acquisizione delle sommarie informazioni rese il 4 aprile 2024, del verbale d'udienza dell'8 maggio 2019 relativo all'audizione del maresciallo Zagaria e dell'ordinanza ex art. 500, comma 4, c.p.p.); la Corte territoriale aveva affermato invece che il difensore aveva rinunciato a coltivare i motivi di merito e si era limitata a richiamare integralmente la motivazione di primo grado; 2) la carenza di motivazione in relazione alla richiesta di esclusione della punibilità ai sensi dell'art. 131-bis c.p., con la contestazione che la Corte d'appello non abbia tenuto conto del comportamento successivo dell'imputato, fatto che il d.lgs. n.150/2022 ha inserito fra gli aspetti rilevanti per la valutazione di cui all'art. 131-bis.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte di appello non abbia dato adeguata risposta alle specifiche deduzioni di gravame e non abbia motivato puntualmente su punti devoluti. Per tali carenze la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Napoli. La Corte ha richiamato il principio secondo cui il giudice d'appello non può limitarsi a un mero richiamo della motivazione di primo grado quando l'atto di impugnazione è specifico.

Norme richiamate

  • art. 372 cod. pen.

    Norma per cui l'imputato era stato condannato: la Corte d'appello aveva confermato la responsabilità ai sensi di tale articolo.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Invocata dal ricorrente per ottenere l'esclusione della punibilità; la Cassazione ha rilevato che la Corte territoriale non ha adeguatamente motivato il rigetto di tale richiesta e che nella valutazione va considerato anche il comportamento successivo dell'imputato.

  • art. 500, comma 4, cod. proc. pen.

    Riferita all'ordinanza acquisitiva che il ricorrente chiedeva fosse valutata; la Corte d'appello avrebbe dovuto considerare e motivare sull'acquisizione di quel provvedimento e sui relativi effetti probatori.

  • d.lgs. n.150/2022

    Ha introdotto, nell'ambito dell'art. 131-bis, l'obbligo di considerare tra gli aspetti rilevanti il comportamento successivo dell'imputato; la Cassazione ha richiamato tale modifica come elemento che la Corte territoriale doveva valutare.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello ha l'obbligo di motivare puntualmente su ogni censura specificamente dedotta nell'atto di impugnazione; non può limitarsi a un mero richiamo della sentenza di primo grado quando l'appello è dettagliato.
  • Se il difensore richiede rinnovazione dell'istruttoria o l'acquisizione di documenti e dichiarazioni (es. sommarie informazioni, verbali, ordinanze), il giudice d'appello deve esaminare e motivare specificamente tali richieste.
  • La richiesta di esclusione della punibilità ai sensi dell'art. 131-bis deve essere valutata tenendo conto anche del comportamento successivo dell'imputato, come previsto dal d.lgs. n.150/2022; il mancato esame di tale elemento può compromettere la motivazione.
  • La semplice affermazione che il difensore abbia 'rinunciato' a coltivare i motivi non sostituisce la necessità di una valutazione motivata: la rinuncia deve risultare chiara ed esplicita dall'atto o dalla discussione.
  • La mancata risposta a deduzioni specifiche in appello costituisce vizio di motivazione e può comportare l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio.

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