Cassazione Penale, Sentenza n. 17931/2026 del 19/05/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere per i reati, in concorso con altri, di estorsione continuata e pluriaggravata (capo 2 consumato e capo 3 tentato). Il ricorrente deduceva vizio di motivazione in ordine alla sussistenza dei "gravi indizi di colpevolezza", lamentando in particolare il mancato adeguato confronto del provvedimento con la memoria difensiva e con gli accertamenti tecnico-scientifici prodotti dalla difesa volti a contestare l'identificazione (tra cui contestazioni sull'abbigliamento indicato dalla persona offesa, sul presunto soprannome attribuito a Marino, e sui risultati delle analisi delle videoriprese che avrebbero escluso la presenza delle due persone indicate dalla vittima sul veicolo ripreso).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Catanzaro abbia adempiuto alle indicazioni della precedente sentenza di annullamento con rinvio della Corte di Cassazione, avendo colmato le lacune argomentative relative all'identificazione di Marino. Il giudice ha valorizzato la coerenza e la spontaneità del racconto della persona offesa (Gianluca Ritondale), la sua pregressa conoscenza di Marino, le indicazioni identificative fornite (luogo di provenienza, attività di commerciante ambulante, modalità di svolgimento dell'incontro) e la compatibilità dei filmati con la descrizione offerta dalla vittima. Sono state ritenute insufficienti le censure difensive riguardanti il mancato riconoscimento in fotografie, l'abbigliamento e le interpretazioni tecniche delle riprese. Conseguentemente il provvedimento di custodia cautelare è stato confermato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Massime di principio
- La valutazione dei "gravi indizi di colpevolezza" si fonda sulla complessiva convergenza e coerenza degli elementi indiziari: dichiarazioni della persona offesa, riscontri oggettivi (es. videoriprese) e dichiarazioni di terzi possono concorrere a suffragare l'identificazione anche se singoli elementi appaiono non netti.
- La corte deve esplicitamente confrontarsi con le argomentazioni difensive e con gli accertamenti tecnico-scientifici prodotti: la mancata o insufficiente considerazione di tali elementi può costituire vizio di motivazione suscettibile di annullamento in sede di legittimità.
- La mancata indicazione di un riconoscimento fotografico non rende automaticamente inattendibile la persona offesa se esistono altri indicatori identificativi (pregressa conoscenza, descrizioni dettagliate, riscontri su veicoli o luoghi).
- L'abbigliamento utilizzato al momento del fatto (es. sciarpa e cappello) può spiegare l'impossibilità di riconoscimento fotografico, ma il tribunale deve valutare se ci siano elementi che comunque permettono l'individuazione della persona.
- Le analisi tecniche e le consulenze della difesa devono essere valutate e discusse in modo motivato: non è sufficiente menzionarle o escluderle genericamente, il giudice deve spiegare perché ritiene più probanti altri elementi indiziari.
- In caso di rinvio dalla Corte di cassazione per carenze motivazionali, il giudice di merito deve colmare le lacune in modo puntuale; se lo fa e la valutazione complessiva degli indizi risulta coerente, il provvedimento cautelare può essere confermato.
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