Cassazione Penale, Sentenza n. 37167/2024 del 09/10/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma del sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente. Si censurava (1) l'ingiustificata apprensione dei beni personali della ricorrente anziché dei beni nella disponibilità della societa' "Marzana costruzioni s.r.l.", dove sarebbe confluito il profitto del reato; (2) l'illegittima integrazione, da parte del tribunale del riesame, della motivazione in ordine al periculum in mora, sostenendo che il provvedimento genetico fosse privo di adeguata motivazione su tale punto.
La decisione
Il ricorso e' stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo relativo all'individuazione dei beni, richiamando il principio secondo cui il giudice che dispone il sequestro per equivalente non e' tenuto a individuare specifici beni ma può determinare la somma corrispondente al profitto/valore del reato, lasciando l'individuazione esecutiva al pubblico ministero. Quanto alla motivazione sul periculum in mora, la Corte ha ritenuto che il provvedimento originario fosse carente ma non del tutto privo di motivazione, per cui l'integrazione operata dall'ordinanza impugnata e' legittima; la pronuncia valorizza le modalita' esecutive sistematiche e seriali del reato e la prognosi di possibile dispersione dei beni. La ricorrente e' stata condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Consente il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente; il giudice puo' quantificare il profitto/valore del reato senza individuare immediatamente i singoli beni.
Disciplina i motivi di impugnazione in cassazione; qui invocato per contestare la legittimita' del provvedimento impugnato in ordine alla scelta dei beni e all'integrazione motivazionale.
art. 324 comma 7 cod. proc. pen.
Prevede la necessaria motivazione del decreto di sequestro in ordine al periculum in mora; la totale mancanza di detta motivazione determina nullita', mentre una motivazione carente ma esistente può essere integrata dal tribunale del riesame.
art. 309 comma 9 cod. proc. pen.
Si collega alle regole sulle misure cautelari reali e all'obbligo di motivazione con riferimento al periculum in mora.
Stabilisce la condanna alle spese processuali della parte privata che propone il ricorso se questo viene rigettato.
Giurisprudenza richiamata (Sez. 6 n. 53832/2017; Sez. 3 n. 17087/2019; Sez. 3 n. 3038/2023)
Principio consolidato secondo cui il provvedimento di sequestro per equivalente puo' indicare il valore/profitto senza l'individuazione puntuale dei beni e, parallelamente, che il tribunale del riesame non puo' supplire a una motivazione totalmente mancante ma puo' integrare una motivazione gia presente in modo carente.
Massime di principio
- Il giudice che dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente puo' limitarsi a quantificare il profitto/valore del reato; l'individuazione specifica dei beni appartiene alla fase esecutiva affidata al pubblico ministero.
- Le doglianze sulla scelta dei beni da sottoporre a sequestro (es. colpire i beni societari anziché quelli personali) vanno trattate nell'esecuzione del sequestro e non costituiscono, di regola, ragione sufficiente per annullare l'ordinanza in sede di riesame o cassazione.
- Il tribunale per il riesame non puo' sanare la totale assenza di motivazione sul periculum in mora: tale carenza e' causa di nullita'. Tuttavia puo' legittimamente integrare una motivazione che sia semplicemente carente ma non inesistente.
- Prima di proporre ricorso occorre valutare il rischio di condanna alle spese ex art. 616 c.p.p.; ricorsi manifestamente infondati espongono il ricorrente al pagamento delle spese.
- In fase difensiva e di impugnazione e' utile concentrarsi su elementi fattuali e probatori che dimostrino l'assenza del pericolo di dispersione dei beni o la mancata pertinenza dei beni individuati rispetto al profitto contestato.
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