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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 10755/2023 del 21/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte Suprema di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, ha cassato la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro e ha rinviato la causa alla stessa Corte d'Appello in diversa composizione, perché si conformi al principio di diritto enunciato e decida sulle domande rimaste assorbite. La Corte ha altresì disposto che il giudice di rinvio si pronunci sulle spese del giudizio di legittimità.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I resistenti (Costa e Brofferio) avevano chiesto e ottenuto in primo e secondo grado la declaratoria di usucapione di un terreno (fgl 89, part.lla 35) che il Comune aveva ritenuto parte del proprio patrimonio indisponibile. Il Comune ricorse in Cassazione deducendo, tra l'altro, la violazione delle norme che regolano le aree di piano per l'edilizia economica e popolare (art. 35 l. 865/1971, legge n.167/1962) e la preclusione dell'usucapione per i beni vincolati al patrimonio indisponibile comunale. La Corte di appello aveva ritenuto che la mera mancata utilizzazione del bene non fosse sufficiente a escludere l'usucapione, non avendo accertato una destinazione amministrativa esplicita. La Cassazione ha rilevato invece che l'area era stata espropriata per il Piano di zona (Piano di zona n.5 Corvo-Aranceto), con verbale di consistenza e corresponsione delle indennità, e che, in quanto compresa in piano approvato ai sensi della legge n.167/1962, rientra nel patrimonio indisponibile del Comune ai sensi dell'art.35 l.865/1971, escludendo quindi la possibilità di usucapione fino a diversa classificazione adottata con atto di pari rango.

Norme richiamate

  • art. 35 legge 22 ottobre 1971, n. 865 (commi 2 e 3)

    «le aree comprese nei piani approvati a norma della legge 18 aprile 1962, n. 167 ... sono espropriate dai comuni o dai loro consorzi» e «vanno a far parte del patrimonio indisponibile del comune o del consorzio»

    Le aree incluse nei piani ai sensi della legge n.167/1962 entrano automaticamente nel patrimonio indisponibile del Comune; tale qualificazione esclude l'usucapione fino a diversa classificazione adottata con atto di pari rango.

  • art. 826 cod. civ. (comma III)

    Stabilisce i criteri per l'appartenenza dei beni al patrimonio indisponibile degli enti pubblici; la Corte territoriale aveva richiesto manifestazione di volontà e effettiva destinazione, ma la Cassazione ha precisato che per le aree di piano la destinazione deriva direttamente dalla legge.

  • art. 828 cod. civ. (comma II)

    «se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano»

    I beni del patrimonio indisponibile non possono essere sottratti alla loro destinazione se non con le modalità previste dalla legge; la declassificazione non può derivare dalla semplice inazione o condotta concludente dell'ente.

  • legge 18 aprile 1962, n. 167

    Norma che disciplina i piani per l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare; le aree comprese in piani approvati ai sensi di questa legge sono destinate al patrimonio indisponibile ai sensi dell'art.35 l.865/71.

  • art. 1158 cod. civ.

    Norma che disciplina l'usucapione; la Corte ha ritenuto che i requisiti di usucapione non possano operare per beni già qualificati come patrimonio indisponibile per legge.

  • art. 113 cod. proc. civ.

    Norma processuale richiamata dalle parti in relazione alla regola probatoria e alle deduzioni sulle preclusive normative; la Cassazione ha comunque deciso sul merito sostanziale circa l'appartenenza del bene al patrimonio indisponibile.

  • art. 360 cod. proc. civ. (comma I, n.3 e n.4)

    Norma che disciplina i motivi di ricorso in Cassazione; il Comune ha invocato violazione di norme di diritto e valutazione di fatto decisivo e non controverso, motivi ritenuti fondati dalla Corte.

  • Cass., Sez.2, n. 17308 del 19/08/2020 (giurisprudenza citata)

    Giurisprudenza della Corte di legittimità che conferma il principio per cui le aree espropriate ed incluse nei piani di zona ai sensi dell'art.35 l.865/71 non sono usucapibili semplicemente per la mancata utilizzazione da parte dell'ente.

Massime di principio

  • Le aree incluse in piani approvati ai sensi della legge n.167/1962 e ricomprese nell'art.35 della legge n.865/1971 fanno parte del patrimonio indisponibile del Comune e non sono soggette ad usucapione salvo diversa classificazione adottata mediante atto di pari rango.
  • La qualificazione di 'patrimonio indisponibile' per le aree di piano deriva dalla legge stessa e non può essere neutralizzata dalla sola inazione o dalla mancata trasformazione materiale dell'area da parte dell'ente proprietario.
  • In controversie su usucapione di terreni appartenenti (o asseritamente appartenenti) al patrimonio comunale, occorre verificare l'esistenza di atti di esproprio, verbali di consistenza, pagamento di indennità e l'inclusione nei piani di zona: tali elementi possono precludere l'operatività dell'usucapione.
  • La declassificazione di beni del patrimonio indisponibile richiede un atto formale di pari rango (normativo o amministrativo espressamente previsto dalla legge) e non può essere desunta dalla condotta concludente dell'ente.
  • Il giudice che venga a conoscenza di elementi che dimostrino l'inclusione di un'area in un piano per edilizia economica e popolare deve considerare prevalente la disciplina speciale (art.35 l.865/71 e correlati) rispetto all'applicazione dell'usucapione.

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