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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14740/2024 del 10/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per errore di fatto: si denunciava che la Corte di cassazione aveva erroneamente ritenuto che la Corte d'appello di Catanzaro avesse effettuato una riqualificazione giuridica del fatto; su tale presupposto la Cassazione aveva escluso la violazione del divieto di reformatio in pejus nonostante la Corte d'appello avesse applicato una diminuzione delle circostanze attenuanti generiche in misura inferiore (un quarto anziché un terzo) rispetto al primo grado. Il ricorrente sosteneva che non vi era stata alcuna riqualificazione, ma solo una rideterminazione del trattamento sanzionatorio, e quindi la Cassazione era incorsa in un errore percettivo decisivo.

La decisione

Il ricorso straordinario è stato ammesso e accolto. La Corte ha ritenuto sussistente un errore di fatto della Quarta Sezione della Cassazione nella parte in cui aveva affermato l'esistenza di una riqualificazione giuridica del fatto; tale errore, percepibile senza approfondimenti, ha inciso in modo decisivo sulla decisione che aveva rigettato il ricorso per cassazione. La sentenza della Quarta Sezione n. 31844/2023 è stata revocata limitatamente alla pena; la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro è stata annullata senza rinvio per il trattamento sanzionatorio. La Corte ha quindi rideterminato direttamente la pena, ai sensi dell'art. 620 comma 1 lett. l) c.p.p., fissandola in quattro anni e otto mesi di reclusione sulla base delle statuizioni dei giudici di merito.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Disciplina il ricorso straordinario per errore materiale e per errore di fatto: la Corte ha richiamato la distinzione tra errore materiale (lapsus espressivo senza incidenza valutativa) ed errore di fatto (errore percettivo oggettivamente rilevabile che ha inciso decisamente sulla decisione), ritenendo configurabile quest'ultimo nel caso in esame.

  • art. 597, quarto comma, cod. proc. pen.

    Stabilisce che il divieto di reformatio in pejus concerne singolarmente gli elementi costitutivi della pena (aumenti o diminuzioni per circostanze, ecc.): la Corte lo interpreta nel senso che il giudice dell'impugnazione non può aumentare, o peggiorare, alcuno dei singoli elementi della pena rispetto a quanto stabilito in primo grado.

  • art. 620, comma 1, lett. l) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione, nel giudizio di legittimità, di rideterminare il trattamento sanzionatorio senza rinvio quando ciò sia possibile alla luce delle statuizioni dei giudici di merito: la Corte ha applicato questa norma per fissare direttamente la pena finale.

  • art. 589-bis cod. pen. (commi rilevanti citati)

    Norma sostanziale relativa al reato contestato e alle sue conseguenze sanzionatorie (compresi i commi relativi alle attenuanti e agli aumenti). La Corte ha usato le indicazioni dei diversi commi (settimo e ottavo) per calcolare riduzioni e aumenti nella rideterminazione della pena.

  • Principio giurisprudenziale richiamato (Sez. 5, n. 15130 del 03/03/2020, Mbaye)

    nel giudizio di appello, la riqualificazione del fatto accompagnata dall'applicazione delle circostanze attenuanti generiche in misura inferiore a quanto statuito in primo grado non integra una violazione del divieto di 'reformatio in pejus', atteso che il giudice di secondo grado è tenuto esclusivamente a irrogare in concreto una sanzione finale non superiore a quella in precedenza inflitta

    La Quinta Sezione aveva affermato che, ove vi sia una riqualificazione in appello, una diversa quantificazione delle attenuanti non costituisce per sé reformatio in pejus purché la sanzione finale non sia superiore. La Corte, però, ha ritenuto che quel principio fosse stato invocato impropriamente dalla Quarta Sezione della Cassazione perché nel caso concreto non era avvenuta alcuna riqualificazione giuridica.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. può fondarsi su errore di fatto solo se l'errore è percettivo, oggettivamente e immediatamente rilevabile dagli atti e ha inciso in modo decisivo sulla decisione (non sono ammissibili censure di valutazione).
  • La reformatio in pejus investe singolarmente ciascun elemento che compone la pena (componenti aumentative e diminutive): il giudice d'appello non può peggiorare alcun singolo elemento rispetto al primo grado, anche se la pena complessiva non risulta aumentata.
  • La distinzione tra errore materiale ed errore di fatto è cruciale: l'errore materiale riguarda un mero lapsus espressivo; l'errore di fatto riguarda una falsa percezione delle risultanze processuali che vizi la volontà decisoria.
  • Se la Corte di legittimità riconosce un errore decisivo di un giudice di legittimità precedente, può revocare la decisione impugnata e, se le statuizioni di merito lo consentono, rideterminare la pena direttamente ai sensi dell'art. 620 c.p.p., senza rinvio.
  • Prima di richiamare principi che giustificano diverse valutazioni in appello (es. la possibilità di diversa quantificazione delle attenuanti in caso di riqualificazione), è necessario accertare con esattezza se la riqualificazione sia effettivamente avvenuta nei fatti e nella motivazione del giudice di merito.
  • Nelle impugnazioni è fondamentale il confronto preciso tra le motivazioni dei diversi gradi di giudizio: un'errata lettura delle statuizioni di merito può essere decisiva e costituire motivo di annullamento se idonea a travolgere l'esito del gravame.

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