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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26215/2023 del 16/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che li aveva dichiarati responsabili di plurimi delitti (riqualificazioni in induzione indebita e tentata induzione indebita, revoche e riduzioni di confische, determinazione della pena e statuizioni civili). Le censure riguardavano, in particolare: 1) la mancata qualificazione come tentativo del delitto contestato al capo 1); 2) la mancata pronuncia di proscioglimento (art. 129 c.p.p.) per il capo 4) alla luce di presunte incongruenze delle dichiarazioni dei privati; 3) presunte violazioni e vizi di motivazione sulla determinazione della pena e sul diniego della sospensione condizionale; 4) difetto di motivazione sulle statuizioni civili. I difensori hanno chiesto l'annullamento o la riforma della sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi nei limiti indicati: ha qualificato il reato contestato al capo 1) come tentata induzione indebita (art. 56, 319‑quater c.p.) e ha annullato senza rinvio la sentenza sul predetto capo perché il reato è estinto per prescrizione al momento della pronuncia di appello. Per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha dichiarato definitivo l'accertamento di responsabilità di Diano e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma per la determinazione della pena sulle imputazioni residue. Inoltre i ricorrenti sono stati condannati, in solido, alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile Asl Roma 1, liquidate in complessivi euro 4.500, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto come tentativo o consumato dipende dai fatti emergenti: se il privato si è immediatamente rivolto alle forze dell'ordine o ha simulato la promessa, l'ipotesi configurabile è il tentativo (art. 56 c.p.).
  • Se una fattispecie è riqualificata in modo più favorevole e la prescrizione è perfezionata al momento della pronuncia, la Corte può annullare senza rinvio per estinzione del reato; tuttavia la declaratoria di una causa più favorevole ai sensi dell'art. 129 c.p.p. può essere fatta in Cassazione solo se ciò risulta in modo manifesto dalla sentenza impugnata.
  • La Corte di Cassazione è limitata nel sindacato: non può riesaminare in radice le valutazioni di merito o i contrasti probatori che richiedano un nuovo accertamento (vietato il cd. sindacato in fatto), salvo vizi di motivazione manifesti o illogicità.
  • La determinazione della pena rientra in larga misura nella discrezionalità del giudice di merito; le censure sulla congruità della pena sono ammesse in cassazione solo se si dimostra arbitrarietà o mancanza di motivazione adeguata.
  • Le statuizioni civili generiche possono essere confermate se il giudice ha adeguatamente accertato la capacità lesiva del fatto e il nesso causale, rimandando la quantificazione a separato giudizio civile.
  • Le impugnazioni che si limitano a prospettare una diversa lettura delle risultanze senza indicare specifiche carenze logiche o argomentative della motivazione sono generalmente inammissibili in Cassazione.
  • Quando si ottiene una rettifica in termini di qualificazione giuridica (p.es. tentato anziché consumato), occorre sempre verificare i termini di prescrizione applicabili al momento della pronuncia per valutare l'effettiva incidenza della riqualificazione.

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