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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06622/2025 del 12/03/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La società, già proprietaria di un terreno sito in Cormons e in precedenza interessato da vicende di occupazione d'urgenza, espropriazione, trasformazione in area per discarica e successivi annullamenti degli atti ablativi, ha proposto opposizione alla stima dell'indennità dovuta per l'acquisizione del bene disposta ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo corretto il valore stimato in base alla situazione urbanistica e materiale risalente, escludendo il rilievo dell'attività estrattiva e della gestione della discarica per mancanza di autorizzazioni. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto: 1) violazione dell'art. 42-bis, dell'art. 42 Cost. e dell'art. 1 Prot. add. CEDU, sostenendo che il valore venale dovesse essere determinato alla data del provvedimento di acquisizione e in relazione alla situazione attuale del bene; 2) violazione degli artt. 37, 40 e 42-bis d.P.R. n. 327/2001, censurando il richiamo all'art. 40 e rivendicando l'applicazione del solo criterio di cui all'art. 37; 3) violazione dell'art. 42-bis, commi 3 e 4, e omesso esame di fatti decisivi, per avere la Corte territoriale liquidato forfettariamente il pregiudizio da occupazione illegittima senza considerare la perdita delle utilità connesse alla gestione della discarica e alla qualità di operatore del settore rifiuti.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, affermando che, in caso di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, il valore venale dell'immobile deve essere determinato con riferimento alla data di emissione del provvedimento di acquisizione e alla classificazione urbanistica vigente in quel momento, senza tener conto né del vincolo preordinato all'esproprio né del valore dell'opera pubblica realizzata. Ha quindi cassato l'ordinanza impugnata e rinviato la causa alla Corte d'appello di Trieste, in diversa composizione, anche per le spese. Il secondo e il terzo motivo sono stati dichiarati assorbiti. È stata inoltre disattesa l'eccezione di giudicato esterno riproposta dalla Regione, poiché la relativa statuizione della Corte territoriale non era stata impugnata con ricorso incidentale.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    comma terzo; commi terzo e quarto

    Il provvedimento di acquisizione sanante ha efficacia ex nunc e la relativa indennità va commisurata al valore venale del bene alla data dell'atto acquisitivo, con esclusione del valore dell'opera pubblica e dei vincoli non conformativi connessi alla sua realizzazione.

  • art. 42 Cost.

    Richiamato quale parametro costituzionale di tutela della proprietà privata nel procedimento di acquisizione sanante.

  • art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla CEDU

    Richiamato quale parametro convenzionale di tutela del diritto di proprietà rispetto all'ablazione sostanziale dell'area.

  • art. 37 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    commi terzo, quarto, quinto, sesto e settimo; comma secondo

    È il criterio normativo richiamato dall'art. 42-bis per la determinazione del pregiudizio patrimoniale, con valutazione delle possibilità legali di edificazione secondo la destinazione urbanistica vigente alla data dell'acquisizione.

  • art. 40 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    La Corte esclude che possa trovare applicazione diretta nel procedimento di acquisizione sanante, poiché non è richiamato dall'art. 42-bis.

  • art. 32, comma primo, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Impone di considerare le caratteristiche del bene alla data del decreto di esproprio, senza tener conto del vincolo preordinato all'esproprio e degli effetti connessi alla realizzazione dell'opera.

  • art. 936 c.c.

    Richiamato per evidenziare che l'indennizzo non può tradursi in un indebito arricchimento del proprietario né in una duplicazione di costi per la pubblica amministrazione.

  • art. 346 c.p.c.

    Richiamato per affermare che nel giudizio di cassazione la parte vittoriosa in appello, se intende riproporre una questione decisa a sé sfavorevolmente, deve proporre ricorso incidentale e non limitarsi al controricorso.

Massime di principio

  • Nel procedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, il valore venale dell'area deve essere stimato alla data di adozione del provvedimento acquisitivo, non alla data dell'occupazione o dell'espropriazione illegittima.
  • La stima dell'indennità deve tener conto della classificazione urbanistica vigente al momento dell'acquisizione e delle caratteristiche obiettive del bene a quella data, ma deve escludere sia il vincolo preordinato all'esproprio sia gli effetti di incremento o decremento di valore derivanti dalla realizzazione dell'opera pubblica.
  • L'opera pubblica eseguita sull'area non può essere computata nel valore del bene ai fini dell'indennità, altrimenti si determinerebbe un indebito arricchimento del proprietario e una duplicazione del costo per la pubblica amministrazione.
  • Nel giudizio di cassazione, la parte che intenda contrastare una statuizione a sé sfavorevole, anche se contenuta implicitamente nella decisione impugnata, deve proporre ricorso incidentale e non può limitarsi a riproporre la questione nel controricorso.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataProprietàImpugnazioni
RamiEsecuzioniDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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