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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42338/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che li ha condannati per cessione di stupefacenti, estorsione (capo 4) e sequestro di persona a scopo di estorsione (capo 5). Le censure principali riguardano: 1) la qualificazione giuridica del fatto come sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), contestando la mancanza del nesso fra privazione della libertà e prezzo della liberazione e l'eventuale assenza di effettiva privazione della libertà; 2) per Bouyahia, la mancanza di elementi probatori che lo colleghino alle minacce/pressioni costituenti la tentata estorsione (artt. 56 e 629 c.p.); 3) per Andretta contestazioni sull'elemento soggettivo, sull'assenza del fine di profitto e sulla qualificazione del suo contributo (anche possibile concorso anomalo ex art. 116 c.p.), nonché richiesta di riconoscimento dell'attenuante della provocazione; 4) doglianze sulla utilizzabilità e attendibilità delle dichiarazioni della presunta persona offesa e di un teste (artt. 63, 350 e 192 c.p.p.); 5) vizio di motivazione e omessa valutazione di specifici argomenti d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di Paturri Bensik e di Andretta Mario, confermando per essi la sentenza di merito e condannandoli al pagamento delle spese processuali. Ha invece accolto parzialmente il ricorso di Bouyahia Abdelhadi, ritenendo fondato il secondo motivo relativo alla insufficiente motivazione circa il suo contributo alla condotta estorsiva (capo 4): la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente a quel capo e rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna per nuovo giudizio. Per il resto il ricorso di Bouyahia è stato rigettato. La Cassazione ha altresì rigettato le censure sulla insussistenza del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, confermando che vi era privazione della libertà, violenza e un nesso funzionale con l'ingiusto profitto richiesto, e ha chiarito i limiti dell'azione di controllo di legittimità in ordine alla valutazione di merito delle prove.

Norme richiamate

  • art. 630 cod. pen.

    Il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione sussiste quando la privazione della libertà e il conseguimento di un profitto ingiusto sono funzionalmente collegati; il prezzo della liberazione puo' anche derivare da rapporti illeciti pregressi; violenza e minacce sono modalità che rafforzano il nesso funzionale

  • artt. 56 e 629 cod. pen.

    Per l'estorsione e la sua forma tentata e' necessaria la prova del progetto estorsivo e del contributo causale dell'imputato; riferimenti generici o indizi non specifici, in assenza di collegamento probatorio diretto, possono rendere insostenibile la condanna e determinare l'annullamento per carenza di motivazione

  • art. 116 cod. pen.

    La qualificazione del concorso anomalo richiede una valutazione del contributo effettivo e della sua natura; non e' sufficiente una ricostruzione alternativa non comprovata per trasformare il tipo di concorso

  • art. 63 cod. proc. pen.

    La veste di persona offesa rende utilizzabili le dichiarazioni rese in relazione al reato di cui si e' offesi, anche se lo stesso dichiarante puo' essere indagabile per altri reati; la posizione di indagato non di per sé esclude l'utilizzo delle sue dichiarazioni rispetto al reato per cui e' persona offesa

  • art. 350 cod. proc. pen.

    Richiama i limiti all'utilizzabilità delle dichiarazioni e la necessita' di valutare la posizione soggettiva del dichiarante; la Corte ha confermato che eventuali vizi emersi durante l'ascolto possono rendere inutilizzabili le dichiarazioni nei confronti del dichiarante ma non automaticamente nei confronti dei terzi

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La valutazione dell'attendibilità e credibilita' della persona offesa e dei testi e' rimessa al giudice di merito; in cassazione le doglianze su tale valutazione sono ammissibili solo se riscontrano manifesta illogicita', contraddittorieta' o omissione motivazionale espressa nel provvedimento

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limita l'intervento della Cassazione: non e' consentita la rinnovata valutazione dei fatti se non nei termini consentiti (es. vizio di motivazione ai sensi della lett. e)); molte doglianze di merito sono quindi inammissibili se non conformi ai limiti di legge

Massime di principio

  • La qualificazione del sequestro a scopo di estorsione richiede il nesso funzionale tra la privazione della liberta' e l'ingiusto profitto: anche una pretesa derivante da rapporti illeciti pregressi puo' costituire il prezzo della liberazione
  • La mera contiguita cronologica o la presenza di circostanze attenuanti non esclude automaticamente il carattere estorsivo/sequestrativo se le modalita' (violenza, costrizione, controllo) dimostrano la privazione effettiva della liberta'
  • Per imputare ad un concorrente la responsabilita' per estorsione e' necessario che la decisione motivi specificamente il suo contributo e il collegamento probatorio con le minacce o le condotte costrittive; in mancanza la decisione puo' essere annullata e rinviata
  • Le dichiarazioni della persona offesa sono utilizzabili anche se il dichiarante e' indagabile per altri reati; invece, se durante l'ascolto emerge che il teste e' indagato, le sue dichiarazioni possono risultare inutilizzabili rispetto a lui ma rimanere utilizzabili per gli altri imputati
  • In Cassazione le censure sulla valutazione delle prove sono ammesse solo entro i limiti di manifesta illogicita', contraddittorieta' o omissione della motivazione; non e' possibile chiedere una semplice riconsiderazione dei fatti
  • Le corti di merito devono rispondere in modo specifico e motivato ai punti decisivi sollevati in appello; l'omessa risposta a doglianze decisive sulla prova puo' determinare l'annullamento parziale con rinvio

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