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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35654/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di Inverso, in relazione a due capi di imputazione: capo A (reati connessi a presunta mediazione corruttiva tra un sostituto procuratore e i gestori di un consorzio) e capo B (concorso e violazione del segreto d'ufficio, nonché istigazione con finalità di assicurare incarichi professionali alla compagna del magistrato). I motivi di ricorso denunciavano, tra l'altro, carenza e contraddittorietà della motivazione sulla gravità indiziaria e sul pactum sceleris, inesistenza di notizie di indagine segrete al momento dei fatti, incongruenze nelle ricostruzioni circa cronologia e contenuto degli incontri, erronea valutazione del pericolo di reiterazione e scelta della misura cautelare, oltre a eccezioni di nullità e violazione di norme di procedura (limiti dell'art.173 disp. att.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi motivi erano, in realtà, una richiesta di riconsiderazione del merito e una ricostruzione alternativa dei fatti non consentita in sede di legittimità, e che il Tribunale aveva compiuto una valutazione complessiva e non manifestamente illogica degli indizi. Sulla gravità indiziaria la Corte ha confermato la correttezza della ricostruzione del Tribunale, che aveva valorizzato antecedenti, intercettazioni e comportamenti (ruolo di intermediario, attivismo del P.M., utilizzo della compagna per ottenere utilità). Anche le critiche sul capo B (violazione del segreto e rapporti con i Rainone) sono state ritenute meramente alternative o aspecifiche rispetto alla motivazione del Tribunale. Quanto alle esigenze cautelari e alla scelta della misura domiciliare, la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del Tribunale sull'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione, data la rete di contatti e la capacità dell'imputato di sfruttarli per finalità illecite. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il riesame del provvedimento cautelare davanti al Tribunale; fondamento procedurale del controllo sull'ordinanza impugnata.

  • artt. 81, 318, 319, 319-ter, 321 cod. pen.

    Norme penali richiamate in relazione al capo A; nella decisione sono state considerate come il quadro normativo relativo a ipotesi di corruzione e reati connessi utili a inquadrare le accuse provvisorie valutate indiziariamente.

  • artt. 81, 110, 319-quater, 326, terzo comma, cod. pen.

    Norme penali richiamate in relazione al capo B; riguardano concorso, reati connessi e la contestazione di rivelazione di notizie coperte da segreto d'ufficio (art. 326, terzo comma).

  • art. 326, terzo comma, cod. pen.

    Richiamata specificamente in rapporto alla contestata rivelazione di notizie investigative segrete; la Corte ha esaminato la contestazione tenendo conto della ricostruzione complessiva degli indizi e della fase temporale degli eventi.

  • artt. 274 e 275 cod. proc. pen.

    Norme sul pericolo e sulle esigenze cautelari e sulla scelta della misura; sono state il criterio di riferimento per la valutazione dell'attualità, concretezza del pericolo e per la proporzionalità della misura domiciliare scelta dal Tribunale.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma sui limiti di impugnazione e sulle materie devolute alla Cassazione; utilizzata per definire l'ambito entro cui il ricorso poteva legittimamente criticare la motivazione di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di inammissibilità; qui collegata anche al versamento equitativo alla Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammessa una rinnovata valutazione del merito processuale: criticare la motivazione del giudice di merito richiede dimostrare violazioni di legge o illogicità manifeste, non proporre semplici ricostruzioni alternative dei fatti.
  • La gravità indiziaria può essere sufficiente anche quando non esista prova diretta del pactum sceleris: la Corte valuta la coerenza logico-indiziaria dell'insieme probatorio (antefatti, intercettazioni, comportamenti) nella loro globalità.
  • Per impugnare con successo una misura cautelare bisogna contestare specificamente la valutazione dell'attualità e concretezza del pericolo, dimostrando con elementi concreti la mancanza di rischio di reiterazione o l'esistenza di misure meno afflittive idonee.
  • Le critiche che si limitano a 'parcellizzare' elementi indiziari isolandoli dalla ricostruzione complessiva sono normalmente inidonee in sede di legittimità: occorre confrontarsi puntualmente con le ragioni logiche e giuridiche adottate dal giudice di merito.
  • Se si contesta la sussistenza del segreto investigativo o la rilevanza di determinate comunicazioni, è necessario precisare tempi, contenuti e fonte delle informazioni per mostrare l'assenza di notizie coperte da segreto o la loro pubblica conoscibilità.
  • Quando si chiede la revoca o mitigazione di una misura cautelare è utile fornire documentazione oggettiva (dimissioni dalle cariche, cessazione dei rapporti, collaborazioni investigative, terapia/diagnosi in caso di fragilità psicofisica, pagamenti regolarizzati) che possa concretamente ridurre la percezione del pericolo.

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