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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38798/2024 del 22/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il diniego della sospensione condizionale della pena (art. 164, comma 1, cod. pen.), censurando la motivazione del Tribunale che avrebbe negato il beneficio appellandosi solo alla gravità delle modalità della condotta (maltrattamento e detenzione inadeguata di animali) senza valutare correttamente elementi favorevoli alla prognosi di non recidiva quali l'assenza di precedenti (incensuratezza), l'età avanzata e la dismissione del gregge risultante dal verbale di dissequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che il Tribunale non ha indicato concreti elementi idonei a sostenere un negativo giudizio prognostico ostativo alla sospensione condizionale della pena e che l'incensuratezza dell'imputato, riconosciuta in primo grado, richiedeva motivazione più stringente per negare il beneficio. Conseguentemente la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al diniego della sospensione condizionale della pena e ha concesso il beneficio direttamente ai sensi dell'art. 620, lett. i), cod. proc. pen., come sostituito dalla legge n. 103/2017.

Norme richiamate

  • art. 727, secondo comma, cod. pen.

    Norma in base alla quale l'imputato è stato condannato per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura; la condanna è di natura contravvenzionale e costituisce il fatto materiale oggetto del procedimento.

  • art. 164, primo comma, cod. pen.

    Disciplina la concessione della sospensione condizionale della pena; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito, per negare il beneficio, debba motivare un negativo giudizio prognostico indicando elementi concreti che neutralizzino l'effetto positivo dell'incensuratezza e di altri fattori favorevoli.

  • art. 620, lettera i), cod. proc. pen. (come sostituito dall'art. 1, comma 67, legge n. 103/2017)

    Consente alla Corte di Cassazione, in determinati casi, di provvedere direttamente su questioni di merito; utilizzato qui per disporre direttamente la concessione della sospensione condizionale della pena senza rinvio.

Massime di principio

  • Il diniego della sospensione condizionale della pena richiede, oltre alla mera affermazione della gravità del reato, l'indicazione di specifici elementi oggettivi o soggettivi idonei a formulare un negativo giudizio prognostico sulla futura astensione dal reato.
  • L'incensuratezza è un elemento di valore positivo nella valutazione della sospensione condizionale e, se riconosciuta, impone al giudice una motivazione approfondita per giustificare il diniego; non può essere neutralizzata con affermazioni generiche.
  • La gravità della condotta può rilevare, ma se la pena inflitta è lieve (es. ammenda prossima al minimo edittale) o sono presenti circostanze mitiganti, il solo riferimento alla modalità del fatto può risultare insufficiente a escludere il beneficio.
  • Se la motivazione del diniego è carente, la Cassazione può annullare la decisione e, in presenza dei requisiti di legge, concedere direttamente il beneficio (art. 620 c.p.p.), evitando il rinvio al giudice di merito.
  • Per una difesa efficace nelle ipotesi simili è utile documentare e sottolineare elementi quali incensuratezza, età, cessazione della condotta dannosa, misure riparatorie o di rimozione del pericolo, e ogni elemento soggettivo che renda probabile l'assenza di recidiva.

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