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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31840/2024 del 05/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Lecce che aveva accolto il riesame favorevole a Franco Costanzo e disposto la sua immediata liberazione. Il P.M. deduceva: (1) omessa motivazione rispetto al titolo cautelare autonomo relativo ai delitti connessi alle armi (artt. 2, 4, 7 L. 897/67 e art. 61 n. 2 cod.pen.), poiché il collegio cautelare, pur ritenendo attendibili le dichiarazioni sulla detenzione e sulle minacce con pistola, non aveva valutato se tale titolo cautelare persistesse dopo la riqualificazione; (2) errata riqualificazione del fatto da tentata estorsione aggravata a 'ragion fatta' ai sensi dell'art. 393 cod.pen., senza adeguata valutazione dei criteri distintivi tra estorsione e violento esercizio delle proprie ragioni (giurisprudenza Sez. U. Filardo) e senza considerare che le minacce erano rivolte anche a terzi (familiari della vittima), circostanza che può configurare estorsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati entrambi i motivi. Ha censurato l'omessa autonoma valutazione delle esigenze cautelari con riferimento alle contestazioni in materia di armi dopo la riqualificazione del capo e ha ritenuto non adeguatamente motivata la riconduzione del fatto nella fattispecie di 'ragion fatta'. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Lecce, ordinando gli adempimenti di cancelleria previsti dalle norme processuali richiamate.

Norme richiamate

  • art. 393 cod. pen.

    La norma relativa all'esercizio arbitrario delle proprie ragioni (cd. "ragion fatta") è stata richiamata dal Tribunale per riqualificare il fatto; la Cassazione ha però ritenuto che la riqualificazione non fosse adeguatamente motivata in base ai criteri distintivi tra tale fattispecie e l'estorsione.

  • artt. 2, 4, 7 L. 897/67

    Riferimento alle fattispecie di illecito in materia di armi utilizzate per l'intimidazione; la Corte ha rilevato che il collegio non ha valutato autonomamente la persistenza delle esigenze cautelari connesse a tali addebiti dopo la riqualificazione.

  • art. 61 n. 2 cod. pen.

    Circostanza aggravante richiamata nella contestazione originale; la Corte ha osservato che l'eventuale rilievo di elementi in materia di armi imponeva un vaglio autonomo ai fini cautelari.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per individuare la competenza del Tribunale a cui rinviare il nuovo giudizio.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria consequenziali alla decisione di annullamento e rinvio.

Massime di principio

  • Se il giudice di merito riqualifica il reato originariamente contestato, deve verificare espressamente se permangono autonomi presupposti cautelari rispetto ad altri reati o circostanze (es. detenzione di armi) che, per la loro gravità ed autonomia, possono legittimare la misura.
  • La riclassificazione da estorsione a 'ragion fatta' richiede motivazione puntuale rispetto ai criteri distintivi indicati dalla giurisprudenza di legittimità (Sez. U. Filardo): occorre dimostrare che l'agente ha agito nell'esercizio di una pretesa esattamente corrispondente all'oggetto della tutela riconosciuta dall'ordinamento e non in modo più ampio.
  • Quando le minacce o la violenza sono dirette anche a terzi estranei al rapporto contrattuale (es. familiari della vittima), resta concreta la possibilità di configurare il reato di estorsione, ancorché nell'ambito di una controversia contrattuale.
  • L'omessa o insufficiente motivazione su profili autonomi e rilevanti ai fini cautelari (p. es. uso o porto d'armi) può determinare l'annullamento del provvedimento che dispone la liberazione o la misura, con rinvio per nuovo esame.
  • Per sostenere in giudizio la tesi della legittima pretesa (che giustificherebbe la fattispecie di 'ragion fatta') è utile produrre documentazione contrattuale dettagliata (preventivi, scritture di cantiere, chiarimenti sulla natura e quantità dei lavori e sulla remunerazione) per evitare che la ricostruzione resti meramente assertiva.

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