Cassazione Penale, Sentenza n. 48608/2022 del 21/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza che, su richiesta concordata delle parti, gli aveva inflitto 3 anni di reclusione e una multa di euro 14.000,00 per detenzione per uso diverso da quello personale di 417,50 g di crack-cocaina (art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990) e per cessione a terzi di 4,120 g della stessa sostanza (art. 73, comma 5). Lamentava in particolare l'illegalità della confisca della somma di denaro rinvenuta e la violazione dell'art. 240 c.p. con riguardo alla confisca degli apparecchi telefonici e delle relative SIM, denunciando l'assenza di motivazione specifica per quest'ultima misura.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha confermato la legittimità della confisca della somma di denaro (euro 440,00), ritenendola congruamente motivata come provento della cessione illecita in ragione del rinvenimento nello stesso pensile dove erano presenti strumenti per pesare, tagliare e confezionare la droga e per l'assenza di spiegazioni sulla provenienza lecita. Ha invece annullato, per carenza motivazionale, la confisca dei telefoni cellulari: la motivazione del G.i.p. si era limitata a richiamare un "evidente collegamento" con il materiale sequestrato senza spiegare se e come i telefoni avessero consentito od agevolato le condotte illecite o potessero favorirne la reiterazione. Per la confisca dei telefoni è stato disposto il rinvio al Tribunale di Torino, Ufficio G.i.p., per nuovo giudizio; il ricorso è stato dichiarato inammissibile nel resto.
Norme richiamate
art. 73, d.P.R. n. 309 del 1990
Disciplina le condotte di detenzione di sostanze stupefacenti non per uso personale (comma 1) e la cessione a terzi (comma 5). La sentenza impugnata ha applicato tali norme per riferire la responsabilità penale dell'imputato relativamente alla detenzione e alla cessione del crack.
Stabilisce la confisca facoltativa del profitto del reato o di cose che ne costituiscono strumento o prodotto. La Corte ha ritenuto legittima la confisca del denaro come profitto del reato perché sussisteva un nesso pertinenziale concreto; al contrario ha annullato la confisca dei telefoni per mancanza di motivazione idonea a comprovare un nesso strumentale e la probabilità di reiterazione.
Massime di principio
- Per disporre la confisca facoltativa del denaro come profitto del reato è sufficiente una motivazione che colleghi congruamente la somma all'attività illecita (es. rinvenimento insieme a strumenti per il confezionamento della droga) e l'assenza di spiegazioni sulla provenienza lecita; il giudice non è tenuto a dimostrare che l'intera somma derivi da un singolo atto illecito se esistono elementi fattuali che ne attestano la pertinenza.
- La confisca di beni (es. telefoni) ai sensi dell'art. 240 c.p. richiede dimostrazione di un nesso strumentale effettivo tra il bene e il reato: non basta un'affermazione generale di "collegamento"; il giudice deve indicare come il bene abbia agevolato le condotte illecite, ne abbia costituito strumento o possa rendere probabile la reiterazione.
- In caso di decisione concordata (patteggiamento o applicazione della pena su richiesta concorde) il potere di disporre misure ablative permane, ma sussiste l'obbligo di motivazione specifica e non meramente tautologica per giustificare la confisca.
- Se l'imputato fornisce elementi o spiegazioni sulla lecita provenienza di somme o beni, il giudice deve valutarli; in mancanza di tale prova a carico dell'imputato, può ritenersi legittima la confisca purché adeguatamente motivata.
- In caso di motivazione carente o generica della confisca, la Corte di legittimità annulla limitatamente alla misura ablatoria e rinvia per nuovo giudizio sul punto, mentre può confermare le altre statuizioni se adeguatamente motivate.
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