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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22353/2023 del 23/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Messina che li aveva condannati per trasferimento fraudolento di valori e intestazione fittizia di beni (art. 512-bis c.p.). Le censure principali riguardavano: irregolarità della notifica (Talluto), insussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo dei reati in relazione alla qualificazione di alcune associazioni come non lucrative (Talluto, Cardillo), insufficienza della prova e uso delle dichiarazioni di Naccari (Lombardo), mancata dimostrazione del dolo specifico nei confronti degli intestatari fittizi (Talluto, Lombardo, Costanzo, Cardillo), e doglianze sul trattamento sanzionatorio e sul riconoscimento delle attenuanti (più rilevanti per Naccari e altri).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi fondati, con diversa sorte: ha annullato con rinvio le condanne nei confronti di Talluto Antonino, Lombardo Oscar, Costanzo Danilo e Cardillo Giuseppe ordinando nuovo giudizio presso altra sezione della Corte d'appello di Messina, ritenendo la motivazione della Corte di appello carente soprattutto in ordine alla prova del dolo specifico richiesto dall'art. 512-bis c.p.; ha invece dichiarato inammissibile il ricorso di Naccari Salvatore, confermando la condanna e disponendo la condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Il reato richiede il dolo specifico che gli intestatari fittizi conoscano e vogliano eludere le disposizioni sulle misure di prevenzione patrimoniale; non è sufficiente la sola attribuzione apparente di quote o cariche.

  • art. 157, comma 8-bis cod. proc. pen.

    Consente la notifica al difensore di fiducia in caso di irreperibilità dell'imputato; la Corte ha ritenuto regolare la notifica a tale difensore nel caso di Talluto.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Sull'obbligo motivazionale nella determinazione della pena: quando la pena è prossima al minimo edittale, la motivazione può essere sintetica richiamando gravità e personalità del reo; la Corte ha fatto riferimento a questo principio valutando la sanzione inflitta a Naccari.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Richiamata dai ricorrenti in tema di sospensione condizionale e trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto la questione assorbita o non decisiva rispetto all'annullamento per vizio di motivazione sul dolo.

Massime di principio

  • Per la configurazione dell'art. 512-bis c.p. è indispensabile provare il dolo specifico dell'intestatario fittizio: non basta la sola intestazione formale di quote o cariche, occorre dimostrare la consapevolezza e la volontà di eludere misure di prevenzione patrimoniale.
  • La prova del dolo non può essere basata su argomentazioni generiche riferite all'insieme dei soggetti: il giudice deve individualizzare le ragioni e le prove per ciascun imputato, evitando deduzioni collettive o apodittiche.
  • Le confessioni o dichiarazioni di un coimputato (es. il dante causa) non possono da sole reggere la condanna di altri soggetti senza elementi di riscontro specifici e congruenti.
  • La notifica al difensore di fiducia, quando eseguita correttamente ai sensi delle norme processuali, è idonea a sanare l'assenza del destinatario; l'eventuale mancata eccezione tempestiva della difesa può far ritenere valida la partecipazione al processo.
  • In sede di determinazione della pena, se il giudice resta entro limiti prossimi al minimo edittale può motivare sinteticamente; tuttavia le doglianze sulla insufficiente valutazione delle circostanze attenuanti richiedono che la motivazione sia comunque congrua.

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