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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44180/2022 del 21/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che li aveva ritenuti responsabili del reato di riciclaggio riferito a un'autovettura Audi A4 oggetto di furto. Le censure principali erano: errore nel capo di imputazione per diverso numero di telaio tra l'auto rubata e quella guidata da Feil; omissione di considerazione delle dichiarazioni di Panella che affermava la titolarità della targa svizzera e la buona fede; mancanza dell'elemento soggettivo del reato (dolo), essendo la targa regolarmente assicurata; richiesta di derubricazione in ricettazione o favoreggiamento; violazione dell'art. 110 c.p. perché Feil avrebbe agito senza il consenso della compagna; vizio nella motivazione sulla pena e mancata valutazione della continuazione con precedenti condanne; difesa che gli elementi nuovi e maggiormente favorevoli non erano stati valutati correttamente dai giudici di merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che alcune questioni (es. la differenza del numero di telaio) non potessero essere dedotte in cassazione perché non proposte in appello, e che l'errore materiale sul numero di telaio non impediva comunque l'identificazione del tipo di veicolo. Sul merito delle restanti censure la Corte ha escluso il riesame di fatto, affermando che la motivazione della Corte d'appello non è manifestamente illogica: la condotta di apporre targhe su un veicolo privo di documenti è idonea a dimostrare l'elemento soggettivo del reato di riciclaggio, anche quando la provenienza del bene non venga adeguatamente giustificata. Ha altresì ritenuto infondate le richieste di derubricazione a ricettazione o favoreggiamento. Ha confermato la regolarità della dosimetria della pena e precisato che la richiesta di riconoscimento della continuazione, non proposta in appello, può essere sollevata in fase esecutiva. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e a pagare alla Cassa delle ammende €3.000,00. La decisione è stata resa con motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 609, comma 2, cod. proc. pen.

    Impedisce di dedurre in cassazione questioni non proposte in appello; la Corte ha applicato questo principio per escludere l'esame di questioni non devolute al giudice d'appello

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione, con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, di condannare le parti al pagamento delle spese e di infliggere ammende; la Corte l'ha applicato per condannare i ricorrenti alle spese e alla Cassa delle ammende

  • art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)

    La Corte ha ritenuto che l'elemento soggettivo del reato di riciclaggio possa essere desunto anche dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza del bene e da comportamenti volti a ostacolarne l'identificazione (es. apporre targhe)

  • art. 648 cod. pen. (ricettazione)

    La Corte ha rifiutato la derubricazione a ricettazione perché la valutazione di merito ritenuta congrua configurava riciclaggio sulla base degli indizi e della condotta

  • art. 379 cod. pen. (favoreggiamento)

    Anche la riqualificazione in favoreggiamento è stata esclusa: i giudici di merito hanno motivato la sussistenza degli elementi del reato più grave (riciclaggio)

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    Il motivo che invocava una violazione collegata a comportamenti senza consenso non è stato ritenuto idoneo a scalfire la ricostruzione di merito; la Corte non ha accolto la censura relativa all'applicazione di 110

  • art. 81 cod. pen.

    La questione della continuazione tra reati può essere proposta anche in fase esecutiva se non sollevata in sede di cognizione; la Corte lo ha indicato come rimedio procedurale

  • Giurisprudenza consolidata (es. Sez. Un., sent. n. 12 del 31/5/2000, Jakani) e precedenti citati

    Conferma il principio che la Corte di legittimità non può riesaminare i fatti e le prove come fatto dai giudici di merito; il controllo è limitato alla valutazione della razionalità della motivazione

Massime di principio

  • In cassazione non possono essere sollevate questioni nuove di fatto o di prova non presentate in appello salvo eccezioni previste dall'art. 609 c.p.p.; perciò è fondamentale che gli avvocati formulino in appello tutte le censure che intendono portare in legittimità
  • Errore materiale nel capo di imputazione (es. numero di telaio sbagliato) non annulla automaticamente l'accusa se è comunque possibile identificare il bene oggetto del reato; la nullità richiede un pregiudizio concreto alla difesa
  • La valutazione dell'elemento soggettivo nel reato di riciclaggio può essere desunta anche da comportamenti che ostacolano l'identificazione della provenienza del bene (es. apporre targhe), e la mancanza di una spiegazione credibile sulla provenienza è un indizio rilevante
  • Le ipotesi di derubricazione (a ricettazione o favoreggiamento) richiedono una valutazione di merito sulle prove: la Cassazione non riforma tali valutazioni se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente
  • Questioni processuali non sollevate tempestivamente in sede di cognizione (es. richiesta di continuazione) possono, in alcuni casi, essere proposte in fase esecutiva; la mancata prospettazione in sede di merito non esclude sempre il riconoscimento della continuazione
  • Se il ricorso è inammissibile per carenze procedurali o per ricostruzioni non devolute, possono essere disposte condanne alle spese e ammende per i ricorrenti; pertanto valutare il rischio processuale prima di proporre ricorso è essenziale
  • La Corte di Cassazione esercita un controllo di legalità sulla razionalità della motivazione dei giudici di merito, non un riesame libero dei fatti: per invertire una decisione consolidata è necessario mostrare vizi logici o violazioni di diritto manifeste nella motivazione

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