Cassazione Penale, Sentenza n. 43747/2024 del 29/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per tentata estorsione (anno e mese di reclusione e multa). Il ricorrente deduce: 1) travisamento probatorio sull'identificazione del destinatario della pretesa (avrebbe mirato al figlio, non al padre); 2) mancanza dell'elemento minaccioso richiesto per l'estorsione; 3) mancata riqualificazione nel reato meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni; 4) mancata riqualificazione in truffa tentata; 5) errata applicazione e mancata valutazione concreta della recidiva specifica; 6) mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità introdotta dalla Corte Costituzionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto nella sostanza i motivi riguardanti travisamento probatorio, mancanza di minaccia e le richieste di riqualificazione del fatto (confermando che il fatto integra tentata estorsione). Ha invece accolto i rilievi sul vizio di motivazione relativo all'applicazione della recidiva specifica (art. 99 c.p.), ritenendo che la Corte territoriale non abbia adeguatamente valutato in concreto la rilevanza del precedente datato e gli elementi personali del reo. Per questo motivo la sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della recidiva e rinviata per nuovo giudizio su tale punto; per il resto la condanna è confermata. L'attenuante della lieve entità è stata ritenuta non applicabile.
Norme richiamate
art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata per segnalare che non è stata chiesta la trattazione orale e che il processo è stato trattato con contraddittorio scritto.
art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (e successivi provvedimenti di proroga)
Riferimenti normativi ai provvedimenti che hanno disciplinato la sospensione o la disciplina della trattazione orale durante il periodo emergenziale; citati per giustificare il rito scritto.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Base normativa per il motivo di cassazione relativo al vizio per travisamento della prova; la Corte richiama i criteri per valutare quando tale vizio sia configurabile.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Richiamato come fondamento dei motivi di cassazione per violazione di legge (errore di diritto) in tema di ricostruzione della fattispecie e qualificazione giuridica dei fatti.
Norma richiamata in relazione agli elementi della minaccia/estorsione; la Corte interpreta le espressioni e il loro effetto ex ante come idonei a integrare la minaccia anche se pronunciate in tono pacato.
Norma sulla truffa citata in relazione alla richiesta difensiva di riqualificazione del fatto; la Corte distingue truffa ed estorsione valutando il tipo di pericolo prospettato.
Norma sulla recidiva; la Corte di legittimità richiama il principio che l'applicazione della recidiva deve essere motivata con riferimento a criteri di effettiva pericolosità e riprovevolezza (richiamo a Sez. U. Calibè).
art. 125 codice di rito
Richiamato nella doglianza difensiva in relazione alla determinazione della recidiva e delle conseguenze sanzionatorie; la Corte ha ritenuto carente la motivazione della Corte territoriale su questo punto.
Sentenza Sezioni Unite n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)
Giurisprudenza di legittimità utilizzata per distinguere estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: criterio fondamentale è l'elemento psicologico (cioè la consapevolezza della ingiustizia della pretesa).
Sentenza Sezioni Unite n. 35738 del 27/05/2010 (Calibè)
Giurisprudenza che impone al giudice di valutare in concreto la recidiva (natura dei reati, distanza temporale, omogeneità, occasionalità, ecc.) prima di applicarla come aggravante.
Corte Costituzionale sentenza n. 120 del 15/06/2023
Riferimento alla disciplina dell'attenuante del fatto lieve; la Corte territoriale ha valutato e ritenuto non applicabile la diminuente sulla base dei parametri indicati dal Giudice delle leggi.
Massime di principio
- Per distinguere estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni bisogna accertare l'elemento psicologico: estorsione richiede la consapevolezza della ingiustizia della pretesa; l'esercizio arbitrario richiede la convinzione, anche se errata, di avere un diritto.
- La minaccia si valuta ex ante e oggettivamente: espressioni che prospettino un pericolo attribuibile direttamente o indirettamente all'agente possono integrare la minaccia anche se proferite in tono pacato.
- La riqualificazione del fatto in reati meno gravi (truffa, esercizio arbitrario) richiede una motivazione puntuale che dimostri la mancanza dell'elemento psicologico dell'estorsione o la modalità concreta con cui è stato prospettato il danno.
- L'applicazione della recidiva specifica non può basarsi sul mero riscontro formale di precedenti: il giudice deve valutare in concreto la distanza temporale, la omogeneità dei fatti, l'occasionalità della ricaduta e gli elementi personali del reo.
- L'attenuante della lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale, richiede valutazione degli elementi oggettivi della condotta (natura, mezzi, modalità, entità del danno o del pericolo) e può essere esclusa se la condotta presenta modalità sintomatiche di gravità (es. stile della criminalità organizzata, insistenza nella pretesa).
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