Cassazione Penale, Sentenza n. 41938/2023 del 16/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna il rigetto dell'istanza di riconoscimento della continuazione tra tre condanne per furto di autovetture (sentenze della Corte d'Appello di Bari), deducendo violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione. Sostiene che i reati, commessi in un arco temporale ristretto (circa sei mesi), nello stesso ambito territoriale e con modalità analoghe (con l'ausilio di un terzo soggetto), denotano un'unitaria deliberazione criminosa; critica il giudice dell'esecuzione per non aver valorizzato la scelta del condannato di avvalersi di un'altra persona nella commissione dei reati.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo sollecitasse valutazioni di merito non consentite in sede di legittimità e, ove rilevasse profili giuridici, fosse manifestamente infondato o generico. Il giudice dell'esecuzione aveva correttamente valutato l'assenza di elementi sintomatici di programmazione unitaria (lasso temporale, modalità esecutive differenti, mancata identificazione del complice in tutti i procedimenti) e aveva osservato che la reiterazione e l'abitualità non bastano a configurare l'unità di ideazione richiesta per la continuazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La norma richiede l'unità di ideazione (deliberazione criminosa) per il riconoscimento della continuazione; la Corte ha ritenuto che la mera reiterazione o l'abitualità non costituiscano di per sé tale elemento e che temporaneità, modalità esecutive e programmazione sintomatica siano fattori decisivi per il riconoscimento
Richiamata in relazione al ricorso proposto: la Corte ha applicato i limiti di ammissibilità del ricorso in cassazione contro provvedimenti dell'esecuzione, sottolineando che non sono consentite rivalutazioni di merito e che le censure generiche o prive di elementi nuovi sono inammissibili
artt. 56, 624, 625 n. 2 e 7 cod. pen.
Norme che descrivono i reati per cui il ricorrente era stato condannato (furto aggravato con circostanze indicate); la Corte ha esaminato le modalità esecutive desunte dalle singole sentenze e ha ritenuto che emergessero differenze tali da ostare al riconoscimento della continuazione
Giurisprudenza: Sez. 2, n. 40123 del 22/10/2010 (Marigliano, Rv. 248862)
Richiamata per il principio secondo cui la recidiva o l'abitualità a delinquere non integrano automaticamente l'elemento intellettivo (unità di ideazione) caratteristico del reato continuato
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento della continuazione è necessario dimostrare l'unità di ideazione (un progetto criminoso unitario) che abbia abbracciato i reati, non basta la mera ripetizione di condotte analoghe
- Il breve intervallo temporale, la medesima area territoriale e somiglianze nelle modalità sono elementi utili ma non decisivi: vanno valutati insieme ad altri indizi di programmazione (pianificazione, identità dei complici, coordinamento)
- La diversa modalità esecutiva o la mancata identificazione dello stesso complice nei vari procedimenti ostano al riconoscimento della continuazione
- La ricostruzione della continuità richiede elementi concreti e specifici; censure generiche o astratte, senza nuovi elementi probatori, sono normalmente inammissibili in sede di legittimità
- La Corte di Cassazione non riesamina i fatti e le prove come un giudice di merito: ricorsi che chiedono una rivalutazione probatoria vengono dichiarati inammissibili se non sollevano questioni di diritto fondate
- Interventi carcerari o intervalli temporali rilevanti tra i fatti aumentano la difficoltà di dimostrare un disegno criminoso unitario
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