Cassazione Penale, Sentenza n. 35122/2024 del 19/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'assoluzione pronunziata dal Tribunale di Genova (sent. 29/11/2023) per il reato di occupazione arbitraria di spazio demaniale marittimo (art. 1161 cod. nav.). Il Procuratore generale censura l'erronea applicazione degli artt. 5, 43 e 47 cod. pen. e dell'art. 1161 cod. nav., in particolare la ritenuta sussistenza dell'errore di diritto scusabile sulla vigenza della concessione demaniale (per effetto di proroghe legislative e comportamenti comunali) e la ritenuta inesigibilità di un comportamento alternativo lecito (restituzione dell'area).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso del Procuratore fondato. Ha escluso la possibilità di fondare sull'inerzia o su mere interlocuzioni dell'amministrazione un convincimento scusabile circa la liceità dell'occupazione; ha richiamato i criteri restrittivi sulla scusabilità dell'errore di diritto (Corte costituzionale n.364/1988 e giurisprudenza di legittimità) e il dovere di informazione, particolarmente rigoroso per soggetti professionalmente impegnati. Ha inoltre precisato che le proroghe "ex lege" (art.1, c.18 D.L. 30.12.2009 n.194 e successive) si applicano solo a determinate categorie di concessioni e presuppongono titolarità valida e, in alcuni casi, espressa domanda. Alla luce di ciò la sentenza impugnata è stata annullata (con rinvio, come richiesto dal Procuratore generale).
Norme richiamate
Norma delittuosa contestata (occupazione arbitraria di demanio marittimo). La Corte valuta l'elemento soggettivo richiesto e la scusabilità dell'errore di diritto in relazione alla titolarità e durata della concessione.
Richiamato nel quadro della disciplina sull'errore di diritto; la Corte rammenta i limiti costituzionali e la necessità di distinguere tra ignoranza evitabile e inevitabile (richiamo alla giurisprudenza costituzionale).
Citato in relazione agli elementi del delitto e alla valutazione della colpevolezza; la Corte sottolinea che non sono ammissibili cause ultra legali di esclusione della punibilità al di fuori delle cause codificate.
Richiamato tra le norme penali pertinenti nella valutazione dell'elemento soggettivo e delle cause di esclusione della colpevolezza.
art. 1, comma 18, D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 (conv. in L. 26/02/2010, n. 25)
La Corte precisa che la proroga "ex lege" dei termini di durata delle concessioni si applica soltanto alle "concessioni nuove" e presuppone la titolarità di una concessione valida; inoltre non opera automaticamente in tutte le fattispecie e, in molti casi, richiede istanza per consentire la verifica dei requisiti.
Richiamato solo quale norma procedurale per la definizione del ricorso (procedimento definito ex art. 23 c.8 D.L. 137/2020).
Corte costituzionale, sent. n. 364 del 1988
"La responsabilità penale e' personale" (richiamo al principio secondo cui è necessaria l'effettiva possibilità di conoscere la legge penale e si ammette l'ignoranza inevitabile della legge penale)
Stabilisce il principio costituzionale che consente di riconoscere l'errore di diritto "inevitabile" e impone criteri oggettivi/misti per valutare la scusabilità dell'ignoranza della legge penale.
Sez. U, n. 16153 del 18/01/2024 (Clemente)
Ribadisce che contrasti giurisprudenziali non bastano, da soli, a configurare ignoranza inevitabile; il dubbio deve spingere l'agente alla cautela e all'astensione dall'azione.
Cass. Sez. 3, n. 15676 del 13/04/2022
"...la buona fede può acquistare giuridica rilevanza solo a condizione che si traduca in mancanza di coscienza dell'illiceità del fatto e derivi da un elemento positivo..."
Decisione richiamata che conferma l'onere probatorio a carico dell'imputato per dimostrare l'elemento positivo (provvedimento amministrativo o orientamento pacifico) che giustifichi la buona fede; specifica che mera acquiescenza amministrativa non è sufficiente.
Altre pronunce di legittimità citate (es. Sez. 3 n. 32966/2013; Sez. 3 n. 29763/2014; Sez. 3 n. 33170/2013)
Giurisprudenza che chiarisce i limiti applicativi delle proroghe e i presupposti di efficacia delle stesse (necessità di titolarità valida e, talvolta, di istanza del concessionario).
Massime di principio
- La scusabilità dell'errore di diritto è eccezionale: occorre che l'errore sia "inevitabile" secondo criteri oggettivi o misti; il semplice contrasto giurisprudenziale non basta.
- Chi esercita professionalmente un'attività ha un dovere di informazione più rigoroso; deve compiere tutti gli accertamenti utili per conoscere la normativa vigente e non può invocare facilmente l'ignoranza inevitabile.
- La mera inerzia o i comportamenti formali dell'amministrazione (nonché la sua semplice interlocuzione) non costituiscono di per sé un "elemento positivo" idoneo a fondare la buona fede dell'agente; serve un atto amministrativo esplicito o altro fatto positivo che induca legittimo affidamento.
- Le proroghe "ex lege" delle concessioni demaniali si applicano con limiti precisi: richiedono in molti casi la titolarità di una concessione valida e talvolta una esplicita richiesta del concessionario; non producono automaticamente effetto in ogni ipotesi.
- In presenza di dubbi ragionevoli sull'illiceità di una condotta, l'agente è tenuto ad assumere un comportamento di cautela (astensione, richieste di accertamento, impugnazioni amministrative) e non può proseguire confidando nell'inerzia amministrativa.
- Per invocare la buona fede e la scusabilità dell'errore l'imputato deve provare l'esistenza di un elemento positivo proveniente da terzi (provvedimento amministrativo, orientamento giurisprudenziale pacifico, assicurazione formale) e dimostrare di aver compiuto tutto quanto poteva per osservare la norma.
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