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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4996/2022 del 11/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, deducendo che la madre del figlio minore (nato il 18/09/2020) per motivi di lavoro non può provvedere alle cure, e che non vi sono altri familiari o strutture che possano assistere il minore. Contestava inoltre la ritenuta sussistenza di esigenze cautelari "di eccezionale rilevanza", sostenendo che tale giudizio fosse basato solo sul titolo di reato e su altri procedimenti penali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta e sufficiente la motivazione del Tribunale che aveva escluso l'assoluta impossibilità di assistenza della prole, richiamando le possibili soluzioni alternative (orari di lavoro, capacità economica della madre di avvalersi di persone retribuite o strutture pubbliche/private, intervento di congiunti) e valutazioni concrete sul tipo di presenza richiesta per l'assistenza. Ha inoltre confermato la fondatezza delle esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, fondate su elementi concreti (tra cui il rinvenimento di un telefono cellulare in carcere e il ruolo del ricorrente nel contesto di criminalità organizzata), che giustificavano il mantenimento della custodia in carcere. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'appello avverso l'ordinanza; qui indicata come il titolo procedurale dell'impugnazione avanti al Tribunale.

  • art. 274, comma 4, cod. proc. pen.

    Regola i requisiti per la sostituzione della custodia cautelare in carcere con misure meno afflittive (es. arresti domiciliari) per ragioni familiari: la Corte ha interpretato che occorre dimostrare l'assoluta impossibilità di assistenza del minore e che tale impossibilità non può essere valutata senza considerare soluzioni alternative e concrete apprezzamenti sul tipo di presenza richiesta.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Disposizione che punisce l'associazione di tipo mafioso; il riferimento al reato ha inciso nella valutazione delle esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, data la capacità del soggetto di mantenere contatti e ruoli nel contesto criminale.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione della Corte.

Massime di principio

  • Per ottenere la sostituzione della custodia in carcere con misure meno afflittive per motivi di assistenza familiare, è necessario provare l'assoluta impossibilità di cura del minore senza soluzioni alternative (es. orari di lavoro compatibili, stadiazione di caregiver retribuiti, strutture pubbliche/private, intervento di congiunti).
  • La mera affermazione della difficoltà di cura da parte della difesa non scalfisce valutazioni di merito ben motivate: il giudice valuta concretamente la tipologia e la durata della presenza richiesta per l'assistenza del bambino.
  • Anche se sussistessero esigenze familiari, queste possono essere pretermesse ove emergano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza (rischio di reiterazione, possibilità di mantenere contatti con organizzazioni criminali, elementi di pericolosità emersi in carcere).
  • La Corte di Cassazione non sostituisce il proprio giudizio alle valutazioni di fatto del giudice di merito se queste sono adeguatamente motivate; i ricorsi che si limitano a contestare apprezzamenti di merito senza dimostrare vizi logico-giuridici sono spesso dichiarati inammissibili.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e, se ricorrono profili di colpa, a sanzioni a favore della Cassa delle ammende.

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