Cassazione Penale, Sentenza n. 41359/2022 del 03/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per violazione delle norme sul processo in absentia: si contestava che il Giudice di pace avesse dichiarato la colpevolezza nonostante l'elezione di domicilio effettuata dall'imputato presso il difensore d'ufficio non fosse stata effettivamente accettata dal difensore (mancanza dell'assenso richiesto dall'art. 162, comma 4-bis c.p.p.). La difesa ha dedotto violazioni degli artt. 178, 179, 420-bis e 420-quater c.p.p., sostenendo che l'indicazione del reato nel verbale di elezione di domicilio non prova la conoscenza certa del processo e non è sufficiente per dichiarare l'assenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza del Giudice di pace di Roma e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al medesimo Giudice in diversa persona fisica. La Corte ha affermato che la sola elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non è di per sé idonea a dimostrare la conoscenza del processo da parte dell'imputato; il giudice deve accertare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale tra imputato e difensore o l'esistenza di altri elementi che provino la certezza della conoscenza del giudizio (vocatio in iudicium contenente capo d'imputazione, data e luogo). Nel caso concreto il Giudice di pace aveva già registrato la mancata accettazione della domiciliazione e pertanto non risultava provata la conoscenza del processo da parte di Said Oumaskour.
Norme richiamate
art. 14 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286
art. 14, commi 5-bis e 5-ter
Norma sostanziale contestata in primo grado (delitto relativo all'immigrazione); citata come titolo del reato oggetto del procedimento, ma la decisione di annullamento si fonda su questioni procedurali relative alla regolarità del processo in absentia
Richiesta l'accettazione della domiciliazione da parte del difensore. La Corte sottolinea che l'elezione di domicilio senza l'assenso del difensore non prova l'effettiva instaurazione del rapporto professionale né la conoscenza del processo da parte dell'imputato
Norma che disciplina la dichiarazione di assenza e il processo in absentia: la Corte ricorda che per ammettere il processo in assenza è necessaria la certezza della conoscenza del procedimento da parte dell'imputato, non la mera conoscenza dell'esistenza di un'indagine
Richiamata tra le norme dedotte in ricorso; implicita nella valutazione dei presupposti per la regolarità del processo in absentia e dei diritti dell'imputato
Richiamato in relazione alla rinnovazione della notificazione dell'autorizzazione alla presentazione immediata a giudizio: la Corte rileva che il Giudice aveva proceduto a rinnovare la notificazione quando mancava l'accettazione della domiciliazione
Massime di principio
- L'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non è di per sé sufficiente a provare la conoscenza del processo da parte dell'imputato: il giudice deve accertare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale o altri elementi che dimostrino la certezza della conoscenza
- Per dichiarare legittimamente il processo in absentia è richiesta la certezza che l'imputato abbia ricevuto una vocatio in iudicium contenente l'indicazione dell'accusa, non solo la conoscenza generica dell'indagine
- Se la domiciliazione indicata non è stata accettata dal difensore, il giudice deve rinnovare le notificazioni o adottare altri mezzi per assicurare la conoscenza del giudizio; l'assenza di tali accertamenti rende nulla la dichiarazione di assenza
- In caso di dubbio sull'effettiva conoscenza del procedimento da parte dell'imputato, la valutazione favorevole all'impostazione che garantisce il diritto di difesa può comportare l'annullamento della sentenza con rinvio
- Le questioni procedurali sull'avviso al difensore e sulla domiciliazione possono incidere direttamente sulla validità del processo e sulla legittimità di condanne pronunciate in absentia
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