Sentenza del 04/02/2015 n. 1965 - Corte di Cassazione
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Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le contribuenti impugnavano in Cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 100/22/11, depositata il 26 maggio 2011, che aveva accolto l'appello dell'Agenzia del Territorio e respinto il loro ricorso contro l'avviso di liquidazione n. 10509. L'avviso aveva revocato l'agevolazione dell'imposta sostitutiva prevista per i finanziamenti a medio e lungo termine e recuperato imposta ipotecaria e di bollo. Il primo motivo deduceva la violazione delle norme sul giudicato, sulla buona fede e sull'affidamento, invocando decisioni favorevoli relative ad altri contratti. Il secondo lamentava la violazione delle norme sull'agevolazione e sull'interpretazione contrattuale, sostenendo che la CTR avesse trascurato documenti e che il contratto consentisse il recesso soltanto dopo il periodo minimo legale di diciotto mesi.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché i giudicati invocati non erano trascritti, e comunque infondato perché riguardavano rapporti contrattuali diversi. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: mancava la riproduzione dei documenti asseritamente ignorati e le ricorrenti non indicavano in modo puntuale la regola ermeneutica violata, contrapponendo soltanto una propria interpretazione del contratto, non sindacabile in sede di legittimità. Resta quindi ferma la decisione della CTR e il recupero tributario. Le contribuenti sono state condannate in solido a rimborsare all'Agenzia del Territorio le spese, liquidate in 2.000 euro, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 15, commi 1 e 3
L'agevolazione riguarda i finanziamenti a medio e lungo termine; nella controversia era rilevante il requisito della durata minima di diciotto mesi. La CTR aveva interpretato la clausola di recesso come idonea a consentire l'estinzione anticipata, anche prima di tale termine, e la Cassazione ha lasciato ferma la decisione per l'inammissibilità delle censure.
Codice di procedura civile, art. 324, e Codice civile, art. 2909
Il giudicato invocato deve riferirsi alla controversia e al rapporto rilevanti; decisioni riguardanti contratti e rapporti diversi non determinano il giudicato esterno nella causa in esame.
Codice civile, artt. 1362, 1363, 1366, 1370 e 1371
La parte che denuncia in Cassazione la violazione delle regole d'interpretazione contrattuale deve indicare specificamente quale criterio sia stato disatteso. Non basta proporre una lettura del contratto alternativa e più favorevole, perché la valutazione interpretativa del giudice di merito non è riesaminabile in sede di legittimità in assenza di una censura specifica.
Codice di procedura civile, art. 366, comma 1, n. 6 (principio di autosufficienza del ricorso)
Chi fonda una censura su sentenze o documenti deve riportarne nel ricorso il contenuto rilevante, così da consentire alla Corte di verificarne direttamente la pertinenza; la mancata trascrizione comporta l'inammissibilità della censura.
Codice di procedura civile, art. 91
La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese processuali alla parte vittoriosa; qui le spese sono state poste a carico solidale delle contribuenti.
Massime di principio
- Il giudicato esterno non si estende automaticamente a controversie relative a contratti o rapporti diversi, anche quando la questione giuridica e una clausola contrattuale siano analoghe.
- In Cassazione, i documenti e le decisioni sui quali si fonda una censura devono essere identificati e riprodotti nel ricorso nei passaggi rilevanti; altrimenti la censura può essere dichiarata inammissibile per difetto di autosufficienza.
- Per contestare l'interpretazione di un contratto non basta sostenere che il giudice avrebbe dovuto preferire una lettura diversa: occorre indicare puntualmente il criterio legale d'interpretazione violato.
- Le valutazioni del giudice di merito sul significato del contratto non sono riesaminate in Cassazione come semplice questione di fatto, se il ricorso non dimostra una specifica violazione delle regole ermeneutiche.
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