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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35405/2023 del 22/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato era stato condannato per i reati di cui agli artt. 336, 337 e 341-bis c.p. in relazione a episodi del 20 aprile, 3, 18 e 19 maggio 2016: minacce, offese e opposizione a un maresciallo dei carabinieri che interveniva per impedire un'aggressione. In appello era stata parzialmente modificata la sentenza di primo grado (assoluzioni su talune date e conferma su altre). Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte di appello aveva riconosciuto contestualmente reati incompatibili (art. 336 e 337) pur essendo l'azione unica e svolta durante il compimento dell'atto d'ufficio, e perché aveva ritenuto integrato anche il reato di oltraggio (art. 341-bis) fondandosi su testimonianze contraddittorie; infine censurava la determinazione della pena e la valutazione della continuazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha affermato il principio secondo cui la violenza o minaccia rivolta al pubblico ufficiale durante il compimento dell'atto integra il reato di resistenza (art. 337 c.p.) e non il diverso reato di cui all'art. 336 c.p., che riguarda la costrizione a omettere un atto prima dell'inizio dell'esecuzione. Avendo la Corte di appello ritenuto sussistere un'azione unica, la Cassazione ha riqualificato il fatto come un unico reato di resistenza (art. 337 c.p.), assorbendo dunque le qualifiche alternative (art. 336) e anche le espressioni valutate come oltraggio (art. 341-bis) nella medesima condotta minacciosa. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata (in relazione alle qualificazioni eccedenti) e il fatto riqualificato ai sensi dell'art. 337 c.p.; la Corte ha indicato che può operare la determinazione della residua pena sulla base degli elementi già acquisiti (la sentenza impugnata aveva fissato la pena base in 8 mesi per il reato indicato, pena compatibile con il reato residuato) e ha ritenuto non più rilevanti i motivi concernenti la determinazione della pena così come proposti.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    La Corte interpreta l'art. 337 come applicabile quando la violenza o la minaccia è posta in essere durante il compimento dell'atto d'ufficio per impedirne l'esecuzione; la condotta contestata è stata riqualificata sotto questo articolo essendo avvenuta nel corso dell'intervento del maresciallo.

  • art. 336 cod. pen.

    L'art. 336 riguarda la costrizione del pubblico ufficiale a omettere un atto prima dell'inizio della sua esecuzione; la Corte esclude la sua applicazione nel caso in cui la violenza/minaccia si verifica invece durante il compimento dell'atto, trovando che la contestazione originaria a questo titolo non fosse compatibile con la dinamica reale.

  • art. 341-bis cod. pen.

    Le espressioni offensive e le frasi di disprezzo valutate in appello come oltraggio sono state considerate dalla Cassazione parte integrante della stessa minaccia/opposizione e, pertanto, assorbite nel reato di resistenza quando costituiscono un'unica espressione funzionale a impedire l'atto d'ufficio.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato nel contesto della determinazione della pena e della continuazione; la Corte osserva che, una volta riqualificati i fatti in un unico reato, i criteri di calcolo della pena devono essere motivati in modo coerente con la nuova qualificazione.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Citato in relazione alle censure sulla motivazione nella determinazione della pena; la Corte di cassazione ha ritenuto irrilevanti tali motivi dopo la riqualificazione sostanziale dei fatti.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato a fini di sintesi dei motivi di ricorso notificati alla Corte di cassazione; utilizzato per la conformazione del ricorso in cassazione.

  • art. 23 comma 8 d.l. 28/10/2020 n. 137 conv. L. 18/12/2020

    Norma procedurale richiamata per la facoltà della trattazione scritta e per l'assenza di richiesta di discussione orale; la Procura generale ha depositato conclusioni scritte ai sensi della norma.

Massime di principio

  • Se la violenza o la minaccia è rivolta al pubblico ufficiale durante il compimento dell'atto d'ufficio per impedirne l'esecuzione, la fattispecie corretta è la resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), non la costrizione a omettere un atto (art. 336 c.p.).
  • Quando le condotte violente/minacciose e le espressioni offensive costituiscono un'azione unica e funzionalmente unitaria, non è corretta l'applicazione concorrente di più fattispecie penali tra loro alternative; le espressioni offensive possono essere assorbite nel reato principale se servono a impedire l'atto d'ufficio.
  • Il giudice di merito deve motivare distintamente e adeguatamente la configurazione di reati distinti quando si deducono multiple qualifiche per una stessa condotta; decisioni che riconoscono più reati dalla medesima azione vanno evitate o spiegate con chiarezza.
  • La Corte di cassazione può, in presenza di elementi sufficienti e di riqualificazione che non richiedano nuovi accertamenti, procedere direttamente alla determinazione della pena residua senza rinvio.
  • Le testimonianze devono essere valutate nel loro complesso e con riferimento alla dinamica concreta degli eventi; contraddizioni o lacune probatorie possono rendere insostenibile la qualificazione di reati distinti basati su singole frasi o su resoconti non coerenti.

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