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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38145/2023 del 18/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma, da parte della Corte d'appello di Venezia, della condanna emessa dal Tribunale di Rovigo (13/12/2017) dopo riqualificazione da ricettazione a furto aggravato. Il ricorrente ha dedotto: (1) incompetenza territoriale, per imprecisione del luogo indicato nell'imputazione e per l'applicazione dei criteri suppletivi di cui all'art. 9 c.p.p.; (2) violazioni delle regole probatorie e del contraddittorio per mancata acquisizione del video in originale e rifiuto della perizia antropometrica, essendo il filmato prodotto in aula di scarsa qualità rispetto a quello visionato dal teste di polizia giudiziaria; (3) vizio di motivazione per il mancato riesame delle richieste istruttorie in appello; (4) vizio di motivazione circa l'accertamento della responsabilità, basato sostanzialmente sulla sola deposizione del teste di PG che avrebbe riconosciuto l'imputato dal video.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto fondato il criterio di competenza territoriale adottato dal giudice di merito: il ciclomotore era stato rubato a Polesella ed è stato rinvenuto nella disponibilità dell'imputato a Pontecchio Polesine, radicando così la competenza al Tribunale di Rovigo e rendendo superfluo il ricorso ai criteri suppletivi. Quanto alle censure probatorie, la Suprema Corte ha reputato manifestamente infondati i motivi relativi all'identificazione tramite video: la Corte territoriale ha motivato adeguatamente la valutazione dell'attendibilità del teste di PG e l'apprezzamento probatorio del fotogramma estratto, non essendo necessaria l'acquisizione dell'originale o la perizia antropometrica quando la motivazione dimostra sufficiente attendibilità. Per tali ragioni la condanna confermata in appello resta impregnata di efficacia. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen. n.7

    Riferimento alla circostanza aggravante prevista dall'art. 625 n.7; la sentenza di merito ha concesso le circostanze attenuanti generiche equivalenti all'aggravante nel bilanciamento della pena

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Norma sui criteri suppletivi di competenza territoriale; la Corte ha ritenuto che non ricorresse l'esigenza di applicare tali criteri perché vi erano dati indicativi (luogo del furto e luogo del rinvenimento) per radicare la competenza in Rovigo

  • art. 507 cod. proc. pen.

    Norma che conferisce al giudice poteri istruttori d'ufficio in appello; la Corte ha ritenuto che, pur essendo tale potere esercitabile, non fosse necessario disporre ulteriori accertamenti rispetto alla prova già valutata

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla difesa in relazione al diritto al giusto processo e al contraddittorio nella formazione della prova; la Corte ha ritenuto che la valutazione probatoria non abbia violato il principio costituzionale

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti alla materia del ricorso in Cassazione rispetto ai motivi consentiti; il ricorso è stato esaminato nei limiti formali richiesti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente alla Corte di disporre il versamento di una somma alla Cassa delle Ammende; applicata per irrogare il pagamento di euro 3.000 a carico del ricorrente a titolo di sanzione

  • Giurisprudenza: Sez.1, n. 4127 del 12/06/1997

    Principio interpretativo secondo cui la ricettazione è reato istantaneo e, per la determinazione della competenza territoriale, occorre individuare il luogo in cui la cosa è venuta in possesso del reo; principio richiamato per radicare la competenza al Tribunale di Rovigo

Massime di principio

  • Nel reato di ricettazione (o in reati similmente istantanei) la competenza territoriale va individuata nel luogo in cui la cosa è venuta in possesso dell'imputato; la presenza materiale del bene nella disponibilità dell'imputato è elemento idoneo a radicare la competenza del giudice del luogo del rinvenimento
  • La semplice imprecisione dell'indicazione del luogo nell'imputazione non obbliga automaticamente all'applicazione delle regole suppletive di cui all'art. 9 c.p.p. se esistono dati concreti e indicativi sul luogo del fatto
  • La richiesta di acquisizione dell'originale di un video o l'esecuzione di una perizia antropometrica non è sempre necessaria: il giudice valuta se gli accertamenti richiesti siano determinanti o superflui alla luce di altri elementi probatori e di una motivazione logica
  • La valutazione dell'attendibilità di un teste che dichiara di aver riconosciuto l'imputato da un video può essere sufficiente se la Corte motiva adeguatamente la fondatezza del riconoscimento; contestazioni meramente critiche sulla risoluzione del filmato richiedono di essere confrontate con le motivazioni concrete del giudice
  • Il potere istruttorio del giudice d'appello (art. 507 c.p.p.) esiste, ma non è obbligatorio esercitarlo quando la documentazione probatoria acquisita appare già idonea a fondare la decisione; l'inerzia del giudice a disporre ulteriori accertamenti deve però essere giustificata in motivazione
  • In Cassazione la mancata illustrazione di motivi nuovi o il mancato superamento dei limiti formali e sostanziali del ricorso può comportare l'inammissibilità; dunque è fondamentale che i motivi di impugnazione siano formulati entro i limiti procedurali previsti e affrontino vizi di diritto o gravi illogicità nella motivazione

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