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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35527/2025 del 30/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello aveva confermato la responsabilità della ricorrente per un tentato furto aggravato commesso in un supermercato, consistito nell'asportazione di merce dagli scaffali, nella rimozione delle placche antitaccheggio, nel superamento delle casse senza pagamento e nell'intervento bloccante dell'addetto alla sicurezza prima dell'uscita dal punto vendita. Con il ricorso per cassazione la difesa deduceva violazione dell'art. 49, comma 2, c.p. e vizio di motivazione, sostenendo che la condotta dovesse essere qualificata come reato impossibile e non come tentato furto, per asserita inidoneità dell'azione. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e, per di più, ha osservato che i motivi riproducevano sostanzialmente quelli già proposti in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la sussunzione operata dai giudici di merito nella fattispecie di tentato furto pluriaggravato, escludendo che ricorresse un reato impossibile ai sensi dell'art. 49, comma 2, c.p., poiché l'azione non era strutturalmente inefficiente: il fatto non si è consumato solo per l'intervento dell'addetto alla sicurezza. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato per qualificare la condotta come tentativo, ritenendola intrinsecamente idonea a realizzare il furto e interrotta solo dall'intervento esterno dell'addetto alla sicurezza

  • art. 624 c.p.

    norma base del furto, posta a fondamento della contestazione insieme alle aggravanti e alla forma tentata

  • art. 625, nn. 2 e 7, c.p.

    aggravanti contestate alla fattispecie di furto tentato, senza ulteriore specificazione nel testo

  • art. 49, comma 2, c.p.

    invocato dalla difesa per sostenere la configurabilità del reato impossibile; la Corte ribadisce che l'inidoneità dell'azione deve essere assoluta e strutturale, non derivando da cause estranee o estrinseche

  • art. 616 c.p.p.

    richiamato per la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • In tema di reato impossibile, l'inidoneità dell'azione rilevante ai sensi dell'art. 49, comma 2, c.p. deve essere assoluta e va valutata con giudizio prognostico ex ante, avuto riguardo alla concreta struttura della condotta al momento del fatto.
  • Non integra reato impossibile la condotta che sia astrattamente e concretamente idonea alla consumazione del reato, ma non giunga a compimento per l'intervento di fattori esterni, come la vigilanza o l'arresto da parte di terzi.
  • Il giudizio di sussunzione tra tentativo e reato impossibile è insindacabile in cassazione quando la motivazione del giudice di merito sia logica, coerente e non manifestamente illogica.
  • Il ricorso per cassazione che si limiti a reiterare le censure già formulate in appello è esposto a declaratoria di inammissibilità, specie se non si confronta con la giurisprudenza richiamata o con la motivazione della sentenza impugnata.
  • Nel furto tentato, la rimozione dei dispositivi antitaccheggio, l'asportazione della merce e il superamento delle casse senza pagamento costituiscono elementi sintomatici dell'idoneità della condotta, salvo che il mancato perfezionamento dipenda esclusivamente da un intervento esterno sopravvenuto.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàFurtoImpugnazioni
RamiParte generaleDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativoOnere della prova

Testo integrale

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