Cassazione Penale, Sentenza n. 27831/2025 del 29/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto, ai sensi dell'art. 671, comma 1, c.p.p., l'applicazione della disciplina del reato continuato con riferimento a più sentenze irrevocabili relative a furti e reati connessi commessi tra aprile 2012 e novembre 2013 (sentenze del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e Corte d'appello di Bologna). Sosteneva che l'attività criminosa fosse sostanzialmente ininterrotta e che sussistesse un unico disegno criminoso; inoltre lamentava carenza di motivazione del giudice dell'esecuzione sulla vicinanza temporale degli episodi.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva escluso la continuazione ritenendo prevalenti elementi negativi quali la significativa distanza spaziale tra i luoghi dei reati e la diversità dei complici. La Corte ha ricordato che per riconoscere il reato continuato occorre accertare l'unita di ideazione (medesimo disegno criminoso) tramite indicatori quali omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità e che i reati successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali al momento del primo. La mera abitualità o la ricaduta nel reato non bastano. Il ricorso è stato ritenuto infondato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 671, comma 1, cod. proc. pen.
Consente al condannato o al pubblico ministero di chiedere l'applicazione della disciplina del reato continuato per sentenze irrevocabili pronunciate in procedimenti distinti, purché non esclusa in sede di cognizione
Definisce il reato continuato come la commissione, con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, di più violazioni; la valutazione richiede accertamento dell'unita di ideazione
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Prevede l'obbligo di condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente quando il ricorso è rigettato
Massime di principio
- La configurazione del reato continuato richiede l'accertamento dell'unita di ideazione (medesimo disegno criminoso) e non si fonda solo su ripetizione o continuità temporale degli atti
- Indicatori utili per riconoscere la continuazione: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità di condotta, collegamenti causali, sistematicità e programmazione antecedente dei reati
- La distanza geografica significativa e la presenza di complici diversi sono elementi negativi rilevanti che possono escludere l'esistenza di un disegno criminoso unitario
- La vicinanza temporale è un elemento rilevante ma non decisivo: può essere subvalutata se contrastata da altri indici contrari
- L'abitualità a delinquere o la recidiva non suppliscono all'elemento intellettivo del reato continuato e quindi non bastano per ottenere il riconoscimento della continuazione
- In sede di esecuzione il giudice deve motivare comparando tutti gli indici di segno favorevole e contrario; il richiedente ha l'onere di dimostrare, con elementi concreti, la sussistenza della programmazione unitaria
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