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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17110/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza con cui la Corte di appello di Bologna, quale giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicare il vincolo della continuazione tra due condanne irrevocabili per cessioni di sostanza stupefacente ex art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. Secondo la difesa, i fatti presenterebbero indici di un medesimo disegno criminoso: pluralità di episodi di identica natura, commessi nello stesso ambito territoriale, in un arco temporale di circa due anni e caratterizzati da una analoga spinta a delinquere, tale da rivelare una pianificazione di massima antecedente. Deduce violazione di legge, con riferimento agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., e vizio di motivazione per contraddittorietà e illogicità, sostenendo che il giudice dell'esecuzione non avrebbe considerato adeguatamente gli elementi rivelatori dell'unicità della risoluzione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse motivato in modo adeguato sull'insussistenza del medesimo disegno criminoso, osservando che non emergeva alcun elemento idoneo a dimostrare una programmazione unitaria dei reati, i quali apparivano invece frutto di circostanze ed esigenze occasionali e contingenti. Ha inoltre qualificato le doglianze come manifestamente rivalutative, integralmente versate in fatto e aspecifiche, perché volte a ottenere una diversa lettura del materiale già esaminato e a denunciare vizi motivazionali non riscontrabili nel provvedimento impugnato. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    è richiamato come parametro del ricorso per cassazione per dedurre violazione di legge

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    è richiamato come parametro del ricorso per cassazione per dedurre vizio di motivazione

  • art. 81 c.p.

    norma invocata per sostenere l'esistenza del medesimo disegno criminoso e quindi della continuazione

  • art. 671 c.p.p.

    norma invocata per chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra condanne irrevocabili

  • art. 616 c.p.p.

    consente, in caso di inammissibilità del ricorso, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Nel giudizio di esecuzione, la continuazione tra reati già giudicati richiede elementi concreti da cui desumere un'effettiva programmazione unitaria dei fatti, non essendo sufficiente la mera omogeneità del tipo di reato, la vicinanza temporale o territoriale, né una generica inclinazione a delinquere.
  • Il diniego della continuazione è adeguatamente motivato quando il giudice dell'esecuzione evidenzia che i reati risultano determinati da circostanze occasionali e contingenti, senza indici seri di un medesimo disegno criminoso.
  • In cassazione, non sono deducibili censure che si risolvano in una richiesta di diversa valutazione del fatto e delle prove già apprezzate dal giudice di merito o dell'esecuzione, se la motivazione impugnata non presenta reali illogicità o contraddizioni manifeste.
  • Il ricorso è inammissibile quando le doglianze sono generiche, aspecifiche o manifestamente rivalutative, cioè non individuano un effettivo vizio logico-giuridico della decisione ma si limitano a contrapporre una diversa lettura dei medesimi elementi.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, in difetto di cause di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieReati ostativiImpugnazioniSpaccio
RamiEsecuzione penaleProcesso penaleStupefacenti
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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