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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09056/2026 del 09/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Milano che, in sede di riesame, aveva applicato la custodia cautelare in carcere per il reato di importazione di sostanze stupefacenti (capo 1). Il ricorrente contestava: 1) la valutazione della sussistenza dei gravi indizi in relazione all'art. 273 c.p.p., sostenendo che il Tribunale avesse erroneamente ritenuto consumato il reato con il mero accordo e senza prova della materiale disponibilità della droga all'estero; 2) carenze, contraddizioni e travisamento delle prove relative all'accordo su qualità, quantità e prezzo e alla sussistenza di intercettazioni probanti; 3) errata valutazione della credibilità della versione difensiva (attività di informatore della P.G.) e omissione di motivazione sull'elemento soggettivo; 4) insufficienza degli elementi a giustificare le esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate, in buona parte, le censure relative ai primi due motivi: il Tribunale del riesame non ha fornito elementi indiziari univoci e sufficienti a dimostrare l'esistenza di un accordo serio e compiuto per l'importazione (capo 1) né la materiale disponibilità, all'estero, dell'ingente quantitativo di cocaina contestato. La Corte ha altresì richiamato i criteri giurisprudenziali su quando configurare il reato di importazione (accordo sufficiente oppure richiesta di acquisizione della detenzione e gestione dell'introduzione). Ha concluso che le argomentazioni del Tribunale non superano le obiezioni del G.I.P. e che mancano tasselli essenziali (modalità di introduzione, date, percorso, riferimento al narcotrafficante estero). Di conseguenza la Corte ha disposto la necessaria rivalutazione del quadro cautelare (annullamento dell'ordinanza impugnata nella parte relativa al capo 1 e rinvio per nuovo esame o altra decisione conforme), mentre gli altri motivi sono stati ritenuti assorbiti.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    Norma centrale sulle condotte relative a stupefacenti (traffico/importazione). La Corte discute i diversi orientamenti sul momento consumativo dell'importazione: un orientamento ritiene sufficiente l'accordo tra le parti; un altro richiede la materiale disponibilità e la gestione dell'introduzione. La Corte sottolinea che, comunque, occorrono elementi che dimostrino serietà e affidabilità della trattativa (qualità, quantità, prezzo, modalità di consegna) o altri elementi concreti.

  • codice di procedura penale, art. 273

    Regola il giudizio sui gravi indizi di colpevolezza per l'applicazione delle misure cautelari. La Corte ricorda che per la misura è sufficiente un quadro di "qualificata probabilità" e che il sindacato in Cassazione è limitato a verificare la logicità e l'adeguatezza della motivazione del giudice di merito, senza riesaminare i fatti.

  • codice di procedura penale, art. 274

    Disciplina le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione). La Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia fondato adeguatamente tali esigenze su elementi concreti nel caso di specie.

  • codice di procedura penale, art. 606

    Indica i motivi di ricorso per cassazione (tra cui violazione di legge e vizio di motivazione). La difesa ha invocato le lettere b) e e) e la Corte ha esaminato la correttezza formale e sostanziale della motivazione di merito.

  • codice di procedura penale, art. 192

    Premiatore del criterio di valutazione delle prove nel giudizio di merito; la Corte evidenzia che ai fini cautelari non si richiede lo stesso livello di precisione e concordanza degli indizi richiesto per la decisione di merito (art. 192, comma 2 non richiamato per le misure).

  • codice di procedura penale, art. 51, comma 1, lett. b

    Organizzazione del Pubblico Ministero: la Corte ricorda che, in Cassazione, l'unico interlocutore dell'ufficio del P.M. territoriale è la Procura generale presso la Corte di cassazione; la memoria del P.M. territoriale è quindi inammissibile.

Massime di principio

  • Per il reato di importazione di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990) esistono due orientamenti: a) il reato si consuma con il semplice accordo su qualità, quantità, prezzo e modalità; b) è necessaria la prova della materiale disponibilità e della gestione dell'introduzione. In ogni caso, per misure cautelari occorrono indizi concreti che mostrino serietà e affidabilità della trattativa.
  • La mera presenza di contatti informativi, trasferte all'estero o esempi blandi di conversazioni non è di per sé sufficiente a fondare la custodia cautelare: devono emergere elementi quali accordi comprensivi di modalità di consegna, versamenti di acconti, campionature, frequenza e contenuto significativo dei contatti.
  • In sede di cassazione il controllo sulla misura cautelare è limitato: la Corte verifica la presenza di una motivazione adeguata e l'assenza di illogicità evidenti nel provvedimento impugnato, senza poter riconsiderare liberamente i fatti o rieffettuare un nuovo esame probatorio.
  • Quando il riesame (Tribunale) ribalta il G.I.P. deve motivare specificamente e superare, con argomentazioni autonome, le ragioni che hanno indotto il primo giudice al rigetto; la semplice ricostruzione alternativa senza superare le criticità non è sufficiente.
  • Sulle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento, di reiterazione) è necessario fondarle su elementi concreti e attuali: supposizioni non corroborate da riscontri fattuali (es. documenti trovati, legami internazionali non provati, uso di cellulari criptati senza riscontri su procacciamento di prove) possono risultare insufficienti.

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