Cassazione Penale, Sentenza n. 29379/2026 del 03/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (imputato)
La controversia
La vicenda riguarda un procedimento cautelare nei confronti di un pubblico ufficiale in servizio presso l'Ufficio Unico Esecuzioni del Tribunale di Pesaro, a cui era stata applicata dal GIP la misura degli arresti domiciliari in relazione al delitto di concussione tentata in concorso. Secondo l'imputazione provvisoria, l'indagato, in concorso con altro pubblico ufficiale, avrebbe agito per costringere l'avvocato della parte esecutante a bloccare o rallentare una procedura di sfratto relativa a un immobile occupato da una terza persona. Il Tribunale del riesame di Ancona ha però revocato la misura cautelare, ritenendo non chiarita la concreta condotta costrittiva ascritta all'indagato, non dimostrato un preventivo accordo tra i due indagati e incompatibile con l'impostazione accusatoria l'ipotesi che l'azione fosse diretta a ottenere dall'avvocato un comportamento omissivo di sollecitazione della procedura. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza deducendo erronea applicazione della legge penale in punto di nozione di condotta costrittiva ex art. 317 c.p., sostenendo che la costrizione potrebbe consistere anche in un non facere e che nel caso concreto la condotta si desumeva dal verbale di ulteriore rinvio della procedura esecutiva. La difesa dell'imputato ha chiesto la reiezione del ricorso, contestando la sussistenza degli elementi costitutivi dei reati contestati.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero. Ha ritenuto che il ricorso non si confrontasse con la motivazione dell'ordinanza impugnata e che la censura pretendesse di introdurre una diversa ricostruzione fattuale, mentre il Tribunale aveva spiegato in modo non manifestamente illogico che la condotta contestata non era stata chiarita nei suoi contenuti concreti e che non poteva colmarsi tale lacuna attraverso autonome ipotesi ricostruttive in sede di riesame. La Corte ha quindi confermato, in via sostanziale, la revoca della misura cautelare personale disposta dal Tribunale di Ancona.
Norme richiamate
La nozione di costrizione è stata evocata dal ricorrente come astrattamente compatibile anche con una condotta omissiva, ma la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, mancasse una adeguata individuazione della condotta tipica e del suo collegamento con la procedura esecutiva.
Richiamato nell'imputazione provvisoria per descrivere il concorso di persone nel fatto contestato.
Richiamato nell'imputazione provvisoria per qualificare la contestazione come tentativo.
Non citato espressamente nel testo; non incluso.
Massime di principio
- Nel giudizio cautelare il Tribunale del riesame può rivalutare la correttezza del titolo giuridico della contestazione, ma non può sostituire all'impostazione del pubblico ministero una autonoma ipotesi ricostruttiva fondata su fatti diversi da quelli posti a base della richiesta cautelare.
- La contestazione di concussione, specie quando sia prospettata come realizzata tramite una condotta omissiva o indiretta, richiede che siano chiariti in modo concreto il comportamento attribuito all'indagato, il contenuto della costrizione e il nesso tra tale condotta e il vantaggio perseguito o il comportamento imposto alla persona offesa.
- In sede di legittimità è inammissibile il ricorso che non si confronti realmente con la motivazione del provvedimento impugnato e che miri, in sostanza, a sostituire alla ricostruzione accolta dal giudice una diversa versione dei fatti.
- Quando la motivazione del giudice del riesame sia logicamente coerente e si fondi sulla mancanza di specificazione del fatto costitutivo del reato contestato, la Cassazione non può colmare tale lacuna con una diversa lettura degli atti di indagine.
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