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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10466/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

STRAPPAFELCI era stato condannato per lesioni personali gravi, in qualità di socio-amministratore e datore di lavoro, per avere redatto un POS non conforme ai contenuti minimi e non aver adottato misure preventive contro il rischio di caduta dall'alto, causando la caduta del lavoratore KOKOSHI Fatmir (17/12/2019). In Cassazione il ricorso contestava in particolare la mancata motivazione della Corte d'appello circa il diniego della sospensione condizionale della pena, sollevando due questioni: (1) omissione di motivazione rispetto alla prognosi di pericolosità dell'imputato e (2) la rilevanza, quale causa ostativa, dei precedenti per i quali la difesa aveva invocato l'estinzione o l'abrogazione (in particolare l'abrogazione del reato previsto dall'art. 68 legge n. 1089/39 e l'estinzione ai sensi dell'art. 445 c.p.p.).

La decisione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso in parte. Ha ritenuto infondata la censura relativa all'omessa prognosi di pericolosità (il diniego della sospensione condizionale era motivato dalla presunta causa ostativa costituita da precedenti benefici già concessi). Tuttavia ha ritenuto fondata la censura relativa all'intervenuta abrogazione del reato previsto dall'art. 68 legge n. 1089/39, rispetto alla quale la Corte d'appello non aveva fornito alcuna argomentazione. La Cassazione ha pertanto annullato la sentenza impugnata limitatamente alla statuizione sulla sospensione condizionale della pena e ha rinviato alla Corte d'appello di Firenze per nuovo giudizio su quel punto; ha dichiarato irrevocabile la sentenza quanto all'accertamento di responsabilità penale (conservazione della condanna sostanziale).

Norme richiamate

  • art. 96, comma 1, lett. g) e art. 115, comma 1, d.lgs. n. 81/2008 e Allegato XV

    art. 96, comma 1, lett. g) in riferimento all'Allegato XV d. lgs. n. 81/2008 e 115 comma 1 stesso d. lgs.

    Norme sulla sicurezza sul lavoro; la Corte ha confermato che la redazione di un POS difforme ai contenuti minimi e la mancata individuazione di misure per il rischio di caduta dall'alto integrano responsabilità penale del datore di lavoro in caso di lesioni.

  • art. 445, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 445, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede l'estinzione del reato per decorso del termine. La Corte precisa che l'estinzione prevista dall'art. 445 può estinguere gli effetti penali ma non necessariamente elimina la rilevanza di una precedente applicazione di pena detentiva ai fini dell'ostatività alla sospensione condizionale.

  • art. 164, comma 4, cod. pen.

    art. 164, comma 4, cod. pen.

    Dispositivo che disciplina le cause ostative alla concessione della sospensione condizionale della pena; la Corte ne ha valutato l'applicazione rispetto ai precedenti dell'imputato e ai benefici già concessi.

  • art. 163, cod. pen.

    Stabilisce i criteri per la concessione della sospensione condizionale della pena: la Corte richiama la necessità di valutare l'idoneità dei precedenti e della pena complessiva ai fini della concessione del beneficio.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Richiamato nella fase introduttiva relativamente alle statuizioni avanzate dal Procuratore generale con richiesta di declaratoria di inammissibilità del ricorso; rilevanza procedurale nella fase di conclusioni.

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma sulla preclusione in appello: la Corte chiarisce che la preclusione riguarda i punti della decisione non impugnati ma non impedisce di sollevare questioni di diritto non svolte o erroneamente prospettate a sostegno del petitum.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Regola la motivazione del ricorso per cassazione: la Corte rileva la deducibilità del motivo anche se le argomentazioni di diritto erano state formulate diversamente in sede di appello, alla luce della giurisprudenza richiamata.

  • art. 624, cod. proc. pen.

    Richiamato per dichiarare l'irrevocabilità della sentenza in ordine all'affermazione di responsabilità penale, ossia la parte di condanna non annullata rimane irrevocabile.

Massime di principio

  • La sospensione condizionale della pena può essere negata se esistono cause ostative risultanti da precedenti sentenze che avevano già concesso il beneficio: sentenze con applicazione di pena detentiva mantengono rilevanza anche se il reato è poi estinto per decorso dei termini ai sensi dell'art. 445 c.p.p.
  • L'abrogazione del reato (abolitio criminis) rimuove gli effetti penali della precedente condanna e, quindi, la relativa statuizione non deve costituire ostacolo alla reiterazione del beneficio della sospensione condizionale.
  • In appello e in Cassazione è necessario che la corte motivi espressamente, quando rileva l'esistenza di cause ostative alla concessione del beneficio, indicando come i precedenti e le loro vicende processuali/incidenze (estinzioni, abrogazioni, tipo di pena applicata) influenzino la prognosi di pericolosità.
  • Le questioni di diritto non esplicitamente formulate con le stesse argomentazioni in sede di gravame possono essere comunque valutate in Cassazione se attinenti al petitum e se la giurisprudenza consente la loro deducibilità; tuttavia è più sicuro allegare e sviluppare specificamente argomentazioni di diritto rilevanti già in sede di appello.
  • Quando la vicenda processuale presenta precedenti con applicazione di pena detentiva, anche la successiva estinzione formale del reato non elimina automaticamente la valutazione di quei precedenti ai fini della sospensione condizionale, salvo che sussista un'effettiva abolizione del reato che ha prodotto l'effetto di 'abolitio criminis'.
  • Se la Corte di legittimità annulla limitatamente alla statuizione sul beneficio, il giudice di rinvio deve riesaminare e motivare nuovamente la decisione sul punto tenendo conto delle indicazioni della Cassazione.

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