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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20691/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per carenza di motivazione circa i presupposti oggettivi e soggettivi della sorveglianza speciale (durata anni 4, con prescrizioni e cauzione di €4.000). Il ricorrente deduceva che la Corte d'appello aveva valorizzato soltanto sentenze di condanna relative a fatti del 2014/2015 e altre sentenze più datate, senza valutare la mancata attualità della pericolosità alla luce del tempo trascorso, del periodo agli arresti domiciliari senza violazioni e del decreto di revoca della misura in capo alla coimputata Spatola Marisa che, secondo il ricorrente, attestava il difetto di attualità della pericolosità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che la Corte d'appello abbia fornito una motivazione articolata, completa e logicamente argomentata, fondando la valutazione su elementi fattuali e giuridici idonei a dimostrare la pericolosità attuale del ricorrente (tra cui grave e ripetuto attivismo nel commercio di cocaina, la sussistenza dei requisiti indicati dalla Corte costituzionale n.24/2019 e il rilievo delle misure cautelari come indicazione di persistenza di pericolosità). La Cassazione ha altresì richiamato il limite del sindacato di legittimità in materia di misure di prevenzione (ammissibile solo per violazione di legge o per mancanza della motivazione minima). Conseguentemente il ricorso è respinto come inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 10, comma 3, d.lgs. 159/2011 (T.U. antimafia e misure di prevenzione)

    il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti in tema di prevenzione è ammesso per violazione di legge, con esclusione dei vizi di contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione

    La Cassazione controlla in materia di misure di prevenzione la sola violazione di legge e la completa mancanza del percorso motivazionale; non è consentito un sindacato di merito sulla congruità logica delle singole valutazioni probatorie.

  • art. 125, comma 3, c.p.p. (obbligo di motivazione)

    obbligo generale di motivazione impresso dall'art. 125, comma 3, c.p.p.

    Richiede che le decisioni contengano un testo con i requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità; la Cassazione sindaca l'eventuale 'motivazione apparente' o la completa assenza del percorso logico.

  • art. 14, comma 2-ter e comma 2-bis, d.lgs. 159/2011 (modifiche introdotte dalla legge 161/2017)

    verifica della pericolosità dopo la cessazione della detenzione per espiazione di pena che si sia protratta per almeno due anni; l'esecuzione della sorveglianza speciale resta sospesa durante la custodia cautelare, ma il termine di durata continua a decorrere

    La normativa distingue la detenzione per espiazione di pena (che giustifica una verifica giudiziale della persistenza della pericolosità dopo la fine della pena) dalla detenzione cautelare, la quale non attenua di per sé la presunzione di attualità della pericolosità e può anzi confermarla.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 24/2019

    requisiti indicati: 1) delitti commessi abitualmente; 2) che abbiano effettivamente generato profitti in capo al soggetto; 3) che abbiano costituito l'unico suo reddito o, quantomeno, una componente significativa

    Per configurare la pericolosità connessa ad attività illecite abituali occorre che ricorrano i tre requisiti indicati; la Corte d'appello ha ritenuto che nel caso concreto tali requisiti fossero soddisfatti.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Unite e Sez. penali richiamate)

    richiamo a pronunce (es. Sez. Unite n. 51407/2018; Corte cost. n. 291/2013) sul diverso regime della detenzione per pena e della custodia cautelare e sui limiti del sindacato nella fase di legittimità

    La giurisprudenza ha chiarito che la detenzione per espiazione di pena può favorire mutamenti della personalità e richiede specifiche verifiche, mentre la misura cautelare è indice di una valutazione di pericolosità; in Cassazione non è permesso riesaminare il merito probatorio se la motivazione del giudice di merito è adeguata.

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione la Corte di Cassazione sindaca prevalentemente violazioni di legge o la mancanza completa del percorso motivazionale; non è ammesso un riesame del merito probatorio se la motivazione del giudice di merito è sufficientemente articolata.
  • La valutazione dell'attualità della pericolosità può tenere conto di fatti pregressi anche non recenti, quando per gravità siano intrinsecamente idonei a predire la riproducibilità di condotte criminose.
  • La sottoposizione a misure cautelari (custodia o arresti domiciliari) non vale automaticamente a favore dell'eliminazione della presunzione di attualità della pericolosità e anzi può costituire elemento confermativo della permanenza del rischio.
  • La revoca della misura di prevenzione in capo a terzi o coimputati è un fatto rilevante che dovrebbe essere considerato espressamente dal giudice; tuttavia, la sua menzione mancante non invalida il provvedimento se il giudice ha fornito complessivamente motivazione adeguata basata su altri elementi concreti.
  • Per invocare con successo la cassazione è necessario dimostrare una specifica violazione di legge o l'assenza totale del minimo percorso motivazionale; le rimostranze puramente probatorie o di valutazione del fatto restano in genere devolute al merito.

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