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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00124/2026 del 02/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del tribunale del riesame che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo su un manufatto in muratura e cemento di circa 96 mq realizzato in zona agricola. Il Procuratore contestava la mancata valutazione, da parte del tribunale, del "pericolo di aggravio del carico urbanistico" derivante dall'opera (opere in parte ancora in corso e destinazione agricola dell'area) e lamentava insufficiente motivazione su tale profilo ai fini della legittimità del sequestro preventivo per reati edilizi (artt. 44, 93 e 94 DPR 380/2001).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il giudizio al tribunale del riesame di Latina. La Corte ha censurato la carenza motivazionale del tribunale in ordine alla persistenza o meno del pericolo di aggravio urbanistico; ha inoltre osservato che le deduzioni relative agli artt. 93 e 94 DPR 380/2001 non erano state sviluppate e quindi non coinvolgono il ricorso. La Corte ha ricordato che, in tema di reati edilizi, il "periculum in mora" può essere legittimamente motivato con l'aggravio del carico urbanistico desumibile da consistenza, destinazione d'uso e destinazione urbanistica dell'area.

Norme richiamate

  • DPR 380/2001

    Le norme furono richiamate come contestazione originaria per reati edilizi, ma la Corte osserva che non è stata sviluppata alcuna deduzione specifica in ordine alle ipotesi degli artt. 93 e 94, per cui tali disposizioni non risultano direttamente coinvolte nella decisione; resta invece centrale la valutazione del pericolo di aggravio urbanistico ai fini del sequestro.

  • Codice di procedura penale

    Norma richiamata per la competenza del giudice a cui rinviare il processo dopo l'annullamento dell'ordinanza; la Corte dispone il rinvio al tribunale del riesame di Latina ai sensi di tale articolo.

  • Giurisprudenza precedente (Sez. 3, n. 8671 del 15/02/2024)

    Sez. 3 - n. 8671 del 15/02/2024 (depositata 28/02/2024) Rv. 285963-01

    Richiamata dalla Corte a sostegno del principio secondo cui il periculum in mora, rispetto a un manufatto abusivo ultimato in zona agricola, può essere motivato con l'aggravio del carico urbanistico desumibile da elementi oggettivi quali consistenza, destinazione d'uso e destinazione urbanistica dell'area.

Massime di principio

  • In materia di sequestri preventivi per abusi edilizi, il giudice deve motivare espressamente se sussiste o meno il pericolo di aggravio del carico urbanistico: non è sufficiente affermare genericamente l'ultimazione delle opere.
  • Il pericolo di aggravio urbanistico può essere dimostrato con elementi oggettivi (metri quadri, destinazione d'uso, destinazione urbanistica dell'area) e non richiede solo l'accertamento formale di prosecuzione dei lavori.
  • La presenza di parti non ultimate (es. piazzale al rustico, impianti non completati) va valutata attentamente: può indicare incompletezza dell'opera e quindi rischio di prosecuzione di abusi.
  • Se il pubblico ministero non sviluppa specifiche deduzioni su determinate fattispecie normative (es. artt. 93 e 94 DPR 380/2001), il giudice di legittimità può ritenere quelle ipotesi non coinvolte.
  • In caso di annullamento di un provvedimento cautelare per carenza motivazionale, il giudice di rinvio deve riesaminare e motivare puntualmente la persistenza del pericolo e l'idoneità degli elementi posti a base del sequestro.
  • Occorre sempre richiamare il principio di unitarietà dell'immobile abusivo: la valutazione complessiva delle parti dell'opera (completate e non) è rilevante per decidere sulla sussistenza del periculum in mora.

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