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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00001/2026 del 02/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per il reato previsto dall'art. 423-bis, comma 2, c.p., per aver colposamente cagionato un incendio in area boscata e protetta (Parco Nazionale della Sila). I mezzi di impugnazione (quattro motivi) contestavano: 1) la sussistenza del fatto tipico, sostenendo che al momento dell'intervento non c'erano fiamme vive e le fotografie mostravano solo terreno bruciato e fumo; 2) l'elemento soggettivo (negligenza) non sarebbe stato provato, posto che l'imputato sarebbe stato intento a spegnere il focolaio mentre stava effettuando la ripulitura del terreno; 3) la sentenza d'appello avrebbe aderito acriticamente a quella di primo grado (vizio di doppia sentenza conforme); 4) la mancata prova dell'imminente pericolo di propagazione del fuoco e apparente contraddizione tra il fatto che l'incendio sarebbe stato già spento e l'affermazione che l'imputato non era riuscito a spegnerlo. Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi: il terzo motivo è stato respinto perché la sentenza di appello forma con quella di primo grado una "doppia sentenza conforme" la cui motivazione integrata è adeguata; i primi e quarto motivi sull'elemento oggettivo sono stati respinti perché i fatti (colonne di fumo viste da lontano, estensione di circa 200/300 metri quadrati interessati, alberi bruciati alla base, rinvenimento nel cofano dell'auto di un cannello a gas funzionante, rastrello, accetta, materiale legnoso proveniente da un albero abbattuto nella stessa giornata e punto d'innesco nella proprietà dell'imputato) configurano l'incendio boschivo ai sensi dell'art. 423-bis; la mancanza di fiamme vive al momento dell'arrivo non esclude l'incendio né la pericolosità, essendo valutabile con una prognosi ex ante sulla base delle tracce. Il secondo motivo sulla colpa è stato ritenuto infondato alla luce degli elementi probatori che collegano l'attività di bruciatura/ripulitura al comportamento negligente. Conseguentemente il ricorso è inammissibile, la condanna di merito viene confermata implicitamente e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 423-bis cod. pen.

    art. 423-bis, comma 2, cod. pen.

    La norma punisce l'incendio boschivo; per la sua configurazione è necessario che le caratteristiche morfologiche dell'area interessata rientrino nella nozione di area boschiva o assimilabile (anche boscaglia, sterpaglia, macchia mediterranea). La valutazione dell'elemento oggettivo può fondarsi su tracce postume (fumo, cenere, alberi bruciati, estensione interessata) e su una prognosi ex ante circa il pericolo di propagazione.

  • d.l. n. 220/2000 conv. nella legge n. 275/2000

    d.l. n. 220 del 2000, conv. nella legge n. 275 del 2000

    Fonte legislativa che ha introdotto la fattispecie speciale dell'art. 423-bis a tutela del patrimonio boschivo nazionale e della pubblica incolumità; il suo recepimento indica che il legislatore ha voluto una tutela rafforzata delle aree boschive e dei rischi derivanti dagli incendi.

  • D.P.R. 14 novembre 2022 (istituzione Parco Nazionale della Sila)

    La localizzazione dell'evento in area protetta (Parco Nazionale della Sila, zona 2) è elemento che aggravisce la rilevanza ambientale e paesaggistica del fatto, utile per qualificare l'area come 'boscata' ai fini dell'art. 423-bis.

Massime di principio

  • Per configurare l'incendio boschivo non è necessario che al momento dell'arrivo degli accertatori vi siano ancora fiamme vive: rilevano le tracce postume (colonne di fumo avvistate, cenere, alberi bruciati alla base, estensione interessata) e la valutazione si compie mediante una prognosi ex ante sulla capacità di propagazione del fuoco.
  • La responsabilità colposa può essere desunta anche dalla condotta di bruciatura per ripulitura del fondo e dagli strumenti rinvenuti (es. cannello a gas, rastrello, accetta) nonché dalla rispondenza del punto di innesco alla proprietà dell'imputato: la presenza di tali elementi integra gli indici di negligenza, imprudenza o imperizia richiesti dalla fattispecie.
  • In caso di sentenze di merito conformi ("doppia sentenza conforme"), la Corte di cassazione valuta congiuntamente le motivazioni dei due gradi e richiede solo che la spiegazione complessiva sia logicamente adeguata; censure che si limitano a criticare i rinvii a precedenti motivazioni, senza indicare profili di illegittimità di diritto o palesi illogicità, sono difficilmente accolte.
  • La mancanza di intervento immediato da parte degli operanti o l'assenza di fiamme vive non esclude automaticamente il reato: conta l'effettiva estensione e gli elementi oggettivi raccolti sul luogo che consentono di ricostruire il pericolo potenziale.
  • In simili fattispecie difensive è strategico contestare specificamente le risultanze probatorie (ad esempio l'attribuzione del punto d'innesco alla proprietà dell'imputato, l'esistenza e funzione degli oggetti rinvenuti, la valutazione dell'estensione e del danno) e proporre elementi nuovi o perizie che contraddicano la prognosi ex ante adottata dai giudici.

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