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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49238/2023 del 11/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della condanna per i reati, in continuazione, di tentato omicidio, tentata rapina, evasione e porto ingiustificato di arma impropria. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione: sostiene che le ferite alla vittima non fossero idonee a cagionarne la morte (azione dunque inidonea rispetto al delitto di omicidio), che l'azione fosse diretta solo a intimorire e a ottenere l'incasso (movente di rapina) e non a uccidere, e che si sarebbe inoltre verificata una desistenza volontaria dall'ulteriore azione omicida

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, confermando l'affermazione di responsabilità formulata dai giudici di merito per il tentato omicidio e gli altri reati. Il Collegio ha ritenuto corretta la valutazione dell'idoneità della condotta sulla base della prognosi postuma e ha condiviso le argomentazioni circa la direzione inequivoca degli atti verso la morte (arma con lama di 6 cm, colpi a zone vitali, reiterazione e violenza, distanza ravvicinata, vittima a terra). Ha inoltre escluso la desistenza volontaria, rilevando che l'interruzione dell'azione è avvenuta per cause indipendenti dalla volontà dell'imputato (intervento di terzi). Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 575 cod. pen. (omicidio)

    La fattispecie di omicidio è valutata anche nel tentativo attraverso il criterio dell'idoneità della condotta a cagionare la morte; l'idoneità si accerta secondo la prognosi postuma rispetto alla situazione concreta al momento dell'azione

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Limita la possibilità di devolvere alla Corte di legittimità questioni nuove non svolte nei gradi di merito: censure sopravvenute o non dedotte in appello possono essere inammissibili

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Autorizza in determinate condizioni la trattazione scritta del ricorso per cassazione (procedura adottata nel caso in assenza di richiesta contraria)

Massime di principio

  • L'idoneità dell'azione a cagionare la morte si giudica con la 'prognosi postuma': si valuta retrospettivamente se, nelle concrete condizioni di tempo e luogo e con i mezzi usati, la condotta poteva probabilmente determinare l'evento morte, indipendentemente dall'esito effettivo
  • Elementi esteriori della condotta (natura e potenzialità dell'arma, numero, intensità e direzione dei colpi, zone corporee colpite, distanza, durata dell'aggressione, stato di difesa della vittima) sono decisivi per inferire l'animus necandi
  • Il movente (es. la rapina) non esclude automaticamente il dolo di uccidere: se l'agente per perseguire il profitto usa mezzi e modalità che travalicano la mera coazione e rivelano direzione omicida, può configurarsi il tentato omicidio
  • La desistenza volontaria esclude la punibilità solo se il reo ha volontariamente e spontaneamente rinunciato al proseguimento dell'azione; la cessazione dovuta a cause esterne (intervento di terzi, reazione della vittima) non integra desistenza
  • La Corte di legittimità è limitata nella riproposizione del giudizio di fatto: può sindacare la logica e la coerenza dell'apparato argomentativo dei giudici di merito, ma non sostituirsi alla loro valutazione probatoria

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