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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3619/2022 del 01/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva che i mesi 6 e giorni 3 di custodia cautelare fossero imputati a reati compresi nel cumulo dell'11/07/2006 e che, per effetto di tale fungibilità, la porzione di indulto precedentemente applicata a quel cumulo venisse 'liberata' e riattribuita alla pena inflitta con la sentenza della Corte d'appello di Brescia del 17/05/2010. Il Tribunale aveva rigettato sostenendo che quelle pene erano già state dichiarate estinte per indulto (ordinanza 29/11/2006) e poi, per il residuo, per prescrizione (ordinanza 25/07/2019), e che il presofferto era già stato computato nel provvedimento di cumulo.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che non si può 'recuperare' una porzione di indulto mediante una successiva riassegnazione del periodo di custodia cautelare quando tale periodo era già stato imputato e ha già prodotto effetto estintivo sul provvedimento di cumulo. La Corte ha richiamato il principio che le cause estintive operano nel momento in cui intervengono (art. 183 cod. pen.) e ha escluso la possibilità di una nuova imputazione della stessa porzione di presofferto che sia già stata dichiarata espiata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    La fungibilità della custodia cautelare può consentire l'imputazione del presofferto a pena diversa, ma non permette di riassegnare un periodo già imputato che ha già prodotto effetto estintivo; non si può così incrementare l'effetto dell'indulto retroattivamente.

  • art. 183, primo comma, cod. pen.

    Le cause di estinzione del reato o della pena operano nel momento in cui intervengono: quindi se al momento dell'intervento di una causa estintiva (es. imputazione del presofferto) la porzione di pena si estingue, una causa sopravvenuta non può rimettere "in gioco" quella stessa porzione.

  • legge n. 241 del 2006 (indulto)

    L'indulto riconosce una determinata misura di estinzione della pena; non può essere aumentato tramite riassegnazioni posteriori di periodi di custodia cautelare già computati e dichiarati estinti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente alle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Se il periodo di custodia cautelare è già stato imputato a una pena e ha prodotto effetto estintivo (indulto o prescrizione), non può essere successivamente riattribuito ad altra condanna per ottenere un beneficio maggiore.
  • Le cause estintive (indulto, prescrizione, ecc.) operano nel momento in cui intervengono: verificare sempre la cronologia degli atti esecutivi e dei provvedimenti che hanno imputato o estinto la pena.
  • La richiesta di fungibilità va valutata rispetto allo stato già consolidato dell'esecuzione: se il presofferto è già stato contabilizzato nel cumulo, non esiste una "riserva" da trasferire ad altra condanna.
  • Prima di proporre istanze per riassegnazioni di custodia cautelare conviene acquisire la documentazione degli esecutivi precedenti (provvedimenti di cumulo, ordinanze di indulto o di prescrizione) per accertare che il periodo non sia già stato utilizzato.
  • Il giudice dell'esecuzione e la Corte di legittimità richiamano la necessitaà di tutela della certezza del diritto nell'esecuzione penale: gli effetti estintivi consolidati non possono essere aggirati da operazioni successorie.

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