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Cassazione Civile, Ordinanza n. 00024/2023 del 03/01/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (banca)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso per il pagamento del saldo debitore di due conti correnti, pari a euro 106.228,50 oltre interessi, opposto dal correntista davanti al Tribunale. Il Tribunale aveva accolto l'opposizione, ma la Corte d'appello di Torino, in parziale riforma delle decisioni di primo grado, aveva condannato l'opponente al pagamento di euro 77.428,68 oltre interessi legali e alla restituzione delle spese del primo grado. Avverso tale sentenza il soccombente proponeva ricorso per cassazione con quattro motivi, illustrati anche con memoria. La Corte di cassazione, tuttavia, non è entrata nel merito delle censure perché ha rilevato l'improcedibilità del ricorso per violazione dell'art. 369 c.p.c.: il ricorrente non aveva depositato nel termine la copia autentica della sentenza impugnata e l'istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio del giudizio di appello. La successiva produzione della sentenza a mezzo PEC era tardiva e non idonea a sanare il vizio; inoltre, la richiesta di rimessione in termini è stata respinta perché non era stato dimostrato il mancato accoglimento del deposito tempestivo né l'omessa comunicazione della necessità di un nuovo deposito.

La decisione

La Corte ha dichiarato improcedibile il ricorso per cassazione, senza esaminare i quattro motivi dedotti. Ha inoltre condannato il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente e ha dato atto, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato. Il criterio decisivo è stato il mancato tempestivo deposito della copia autentica della sentenza impugnata e dell'istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio, oneri previsti a pena di improcedibilità dall'art. 369 c.p.c.

Norme richiamate

  • art. 369 c.p.c.

    impone, a pena di improcedibilità del ricorso per cassazione, il deposito della copia autentica della sentenza impugnata e dell'istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio nel termine previsto; non sono ammessi equipollenti e il successivo deposito tardivo non sana la decadenza.

  • art. 380-bis c.p.c.

    richiamato con riferimento alla memoria depositata e all'istanza di rimessione in termini, che non è stata accolta per difetto di prova dei presupposti dedotti.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    consente di dare atto, in caso di definizione sfavorevole del ricorso, della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, il deposito della copia autentica della sentenza impugnata e dell'istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio costituisce un onere processuale essenziale, il cui mancato assolvimento nel termine perentorio determina l'improcedibilità del ricorso.
  • L'improcedibilità ex art. 369 c.p.c. non può essere evitata mediante la mera conoscenza aliunde del contenuto della sentenza, né attraverso equipollenti documentali diversi dal deposito rituale previsto dalla norma.
  • Il deposito tardivo della copia autentica della sentenza impugnata non sana la violazione dell'onere di deposito tempestivo, quando il termine perentorio sia già decorso.
  • La rimessione in termini richiede la prova rigorosa dell'errore o dell'impedimento non imputabile alla parte; in mancanza di prova del mancato accoglimento di un deposito tempestivo o dell'omissione della cancelleria, l'istanza non può essere accolta.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniConto corrente
RamiProcesso civileBancario e finanziario
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaDecadenza

Testo integrale

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