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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4823/2024 del 02/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma, da parte della Corte d'appello di Milano, delle condanne per bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva relative al fallimento della Airport Hotel s.r.l. BUZZACCARINI deduce la violazione delle norme sul diritto di difesa (artt. 178-179 c.p.p.) per aver la Corte annullato con rinvio la sentenza di primo grado solo rispetto alla coimputata RUBIN senza estendere l'annullamento alla sua posizione, sostenendo che ciò gli ha precluso il completamento del controesame; lamenta inoltre omissione sul punto relativo alla riserva assunta sull'esame del 4/11/2020. MASIERO propone cinque motivi: violazione del contraddittorio per la separazione della posizione della RUBIN (art. 179 e 180 c.p.p.), errata qualificazione come concorrente extraneus e erronea applicazione dell'art. 216 legge fallimentare (riguardo ruolo soggettivo e oggettivo del reato), contraddittorietà rispetto alle valutazioni dei curatori di società correlate, e mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili o manifestamente infondati e li ha respinti. In sintesi: la separazione della posizione della coimputata RUBIN è stata ritenuta legittima perché il vizio processuale riguardava solo la posizione di RUBIN e non ha prodotto un pregiudizio concreto per gli altri imputati; la doglianza di BUZZACCARINI sulla riserva dell'esame è infondata poiché era stato già esaminato in primo grado e poteva rendere dichiarazioni spontanee; diverse doglianze di MASIERO sono state considerate inammissibili per mancato confronto specifico con le motivazioni impugnate o manifestamente infondate perché la Corte territoriale ha motivato adeguatamente la sussistenza dell'elemento soggettivo e dell'intento distrattivo (anche in ragione della compensazione usata nelle operazioni finanziarie). La Corte ha inoltre confermato la legittimità della negazione delle attenuanti generiche alla luce del ruolo attribuito al MASIERO e dei precedenti penali. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 178 cod. proc. pen.

    Richiamata in tema di nullità e di tutela del diritto di difesa; la Corte ha ritenuto che la lesione invocata non abbia avuto effetti concreti sulla posizione degli altri imputati

  • art. 179 cod. proc. pen.

    Riferita al diritto al rinvio per impedimento del difensore; la Corte ha considerato legittima la separazione della posizione della coimputata quando il vizio riguarda solo quella posizione

  • art. 180 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto del contraddittorio nella formazione della prova; la sentenza conferma che la separazione non determina automaticamente lesione del contraddittorio degli altri imputati

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma sul limite dei motivi proponibili in cassazione; applicata per valutare i ricorsi nei limiti consentiti e per dichiarare inammissibili motivi non specificamente confrontati con le motivazioni impugnate

  • art. 216 legge fallimentare

    Usata per valutare la responsabilità in reati fallimentari: la Corte ha ritenuto che le operazioni di compensazione e la mancata corresponsione di somme abbiano dimostrato l'elemento soggettivo e l'intento distrattivo, giustificando l'imputazione anche in presenza di parti correlate

  • art. 117 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla qualificazione giuridica del ruolo di concorrente extraneus; la Corte ha ritenuto corretta l'analisi operata dai giudici di merito

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti in presenza del ruolo di 'ideatore' e dei precedenti penali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione che consente la condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende per ricorsi manifestamente infondati o inammissibili; applicata per sanzionare i ricorrenti

Massime di principio

  • La separazione della posizione di un coimputato per vizi processuali è legittima se il vizio riguarda esclusivamente quella posizione; per ottenere l'annullamento più ampio è necessario dimostrare un pregiudizio concreto e specifico agli altri imputati
  • La mera assenza o impedimento del difensore di un coimputato non comporta automaticamente nullità o pregiudizio per gli altri imputati: occorre provare l'effettiva incidenza sulla formazione della prova e sulla possibilità di difesa
  • In sede di cassazione i motivi devono confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata; argomentazioni generiche o mancato confronto con le ragioni del giudice di merito determinano l'inammissibilità
  • Per i reati fallimentari l'elemento soggettivo può desumersi anche da operazioni economiche che, pur atte a formalizzare compravendite o compensazioni, abbiano di fatto determinato l'alienazione o la sottrazione di risorse del fallimento senza il successivo effettivo adempimento
  • La mancata realizzazione di una condizione sospensiva per fatto della pubblica amministrazione (factum principis) non esclude automaticamente la responsabilità se l'operazione è stata usata per distrarre risorse e non vi è stato successivo ristoro dell'attivo fallimentare
  • La concessione delle circostanze attenuanti generiche può essere negata se il giudice di merito ritiene provato un ruolo centrale nell'organizzazione del reato e se l'autore ha precedenti penalmente rilevanti
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare la condanna ai costi processuali e al pagamento di somme alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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