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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4680/2024 del 02/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto dal difensore dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Catania del 26/01/2023 che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di cui all'art. 483 c.p. perché estinto per prescrizione. Il ricorso articolava due motivi: 1) violazione di legge penale; 2) vizio di motivazione per la mancata assoluzione nel merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p.

La decisione

Dopo la proposizione del ricorso l'imputato è deceduto il 31/12/2023. La Corte di cassazione ha ritenuto che, essendosi verificata la morte successivamente alla proposizione del ricorso, occorreva dichiarare l'estinzione del reato e annullare senza rinvio la sentenza impugnata. La decisione è stata annullata senza possibilità di pronunciarsi sul merito (ossia non è stata pronunciata alcuna assoluzione di merito) in applicazione delle norme che disciplinano l'estinzione del reato per morte dell'imputato.

Norme richiamate

  • art. 483 cod. pen.

    Norma che definisce il reato contestato (menzionata come oggetto dell'imputazione); qui rilevante solo come titolo di reato per il quale è pendente il procedimento.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'ambito in cui devono essere esposti i motivi di ricorso per cassazione; il ricorso è stato ammesso nei limiti di tale disposizione.

  • art. 150 cod. pen.

    Prevede che la morte dell'imputato estingua il reato o la punibilità; qui utilizzata per dichiarare l'estinzione intervenuta dopo la proposizione del ricorso.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Stabilisce gli effetti processuali dell'estinzione del reato: una volta estinta l'azione penale per cause sopravvenute (es. morte), è preclusa ogni pronuncia di proscioglimento nel merito; pertanto la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio e senza pronunciare assoluzione.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 23906 del 12/05/2016 (Patti)

    Precedente richiamato a sostegno del principio secondo cui la morte dell'imputato dopo la proposizione del gravame comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato e impedisce qualsiasi pronuncia di proscioglimento nel merito.

Massime di principio

  • Se l'imputato muore dopo la proposizione del ricorso (anche se prima della decisione), la morte estingue il reato e il giudice deve dichiarare l'estinzione; la sentenza impugnata viene annullata senza rinvio.
  • Una volta dichiarata l'estinzione per morte, è preclusa la possibilità di pronunciare un'assoluzione nel merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p.: il procedimento si chiude senza valutazione di merito.
  • La presentazione del ricorso non impedisce che, se sopravviene la morte dell'imputato, il giudice adotti la declaratoria di estinzione e annulli la sentenza anche se il motivo di ricorso chiedeva una diversa pronuncia sostanziale.
  • È opportuno che il difensore notifici tempestivamente al giudice il decesso con documentazione ufficiale (certificato di morte) per consentire l'applicazione delle norme sull'estinzione e l'adozione degli effetti processuali conseguenti.
  • La distinzione fra estinzione per prescrizione (già dichiarata in appello) e estinzione per morte è rilevante solo per la causa dell'estinzione; entrambe determinano la cessazione del procedimento ma la morte sopravvenuta impedisce pronunce di proscioglimento sul merito.
  • In situazioni analoghe, il giudice di cassazione valuterà preliminarmente l'eventuale sopravvenuta causa estintiva (es. morte) e, se accertata, provvederà all'annullamento senza rinvio anziché decidere sui motivi di merito.

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