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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8081/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per detenzione a fini di spaccio di cocaina e canapa indiana, con l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen. (agevolazione di un'associazione di tipo mafioso), contestando specificamente la mancata prova della sua consapevolezza di agevolare il clan "Chierchia-Fransuà". Sosteneva dalle intercettazioni che lo stupefacente era custodito dal fratello Giorgio e che Rosa aveva solo cercato di giustificarne la perdita davanti a Marianeve Chierchia, non avendo quindi la finalità di agevolare la consorteria; contestava inoltre l'illogicità della ricostruzione dei legami tra i vari clan richiamata dall'ordinanza impugnata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in relazione alla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen.: ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente a quella qualificazione aggravante e ha rinviato al Tribunale di Napoli, Sezione riesame, per una nuova valutazione sulla sussistenza dell'aggravante e, conseguentemente, sulle esigenze cautelari. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato una motivazione carente e un« salto logico » del giudice di merito nel non precisare i rapporti tra i diversi clan, nel non dimostrare concretamente l'esistenza autonoma del gruppo "Chierchia-Fransuà" e nel non spiegare in che termini e con quali elementi la detenzione dello stupefacente avesse effettivamente agevolato gli interessi dell'associazione camorristica indicata.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    La norma è stata contestata in quanto l'applicazione dell'aggravante richiede elementi concreti che dimostrino che la condotta del soggetto sia stata posta in essere con la consapevolezza di agevolare un'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito non fornisse tali elementi probatori e i nessi funzionali tra il gruppo "Chierchia-Fransuà" e il clan Gionta

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti alla cancelleria successivi alla pronuncia; impiego formale per le comunicazioni e le ulteriori attività conseguenti alla decisione di annullamento e rinvio

Massime di principio

  • Per applicare un'aggravante collegata all'agevolazione di un'associazione mafiosa è necessario che il giudice indichi elementi concreti e specifici che colleghino la condotta del singolo all'interesse dell'organizzazione, non bastano deduzioni o meri legami familiari
  • La mera appartenenza o parentela con membri di un gruppo criminale non è di per sé sufficiente a provare la consapevolezza dell'imputato di agire per favorire l'associazione; occorrono dati sintomatici che dimostrino l'effettiva funzionalità dell'atto rispetto agli scopi del clan
  • Il giudice deve motivare chiaramente la struttura e le relazioni tra gruppi criminali in contesti complessi: passaggi non chiariti o richiami confusi a più consorterie possono rendere insufficiente la prova dell'aggravante
  • In caso di sequestro di stupefacenti trovati in contesti familiari o condominiali, è importante distinguere la titolarità materiale della sostanza dalla responsabilità a fini di associazione: le intercettazioni e altri elementi investigativi devono permettere di ricostruire chi materialmente deteneva e con quale finalità
  • Se la motivazione di merito presenta salti logici o mancanze probatorie sulla sussistenza dell'aggravante, la Corte di Cassazione può annullare limitatamente a quel profilo e rinviare per nuova valutazione cautelare

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