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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7866/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza del Giudice di Pace che l'ha ritenuta penalmente responsabile del reato di lesioni colpose (art. 590 c.p.). I motivi principali del ricorso sono: (1) travisamento della prova e vizio di motivazione con riguardo alla dinamica del sinistro — la ricorrente sostiene che gli accertamenti e le dichiarazioni degli agenti non consentivano di attribuirle la responsabilità e che la versione favorevole (teste Salis Teresina e passeggera Senis Monica) è stata ingiustamente disattesa a favore della teste Mocci Patrizia e della persona offesa; (2) incongruità del trattamento sanzionatorio perché le lesioni erano lievissime (g.u. 15 giorni) e la pena pecuniaria irrogata (600 euro ridotta a 400 ex art. 62-bis c.p.) sarebbe illegale rispetto alla normativa applicabile.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure concernenti la valutazione della dinamica e l'affidamento delle fonti probatorie attengano alla sfera del merito e non siano sindacabili in cassazione, dato che il giudice di pace ha motivato in modo congruo e logico la scelta delle fonti. Quanto alla quantificazione della pena, la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 52, comma 2, lett. a), d.lg. 28-8-2000, n. 274, che fissa la fascia della pena pecuniaria per i reati puniti alternativamente con la reclusione. Il ricorso è stato quindi respinto e la ricorrente condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 590 cod. pen.

    Norma che disciplina le lesioni personali colpose; è la fattispecie per cui la ricorrente è stata ritenuta responsabile. La Corte ha confermato l'applicabilità della norma in relazione alla dinamica ritenuta probatoria dal giudice di merito.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma richiamata per la riduzione della pena pecuniaria applicata; il giudice di merito ha utilizzato la disposizione per diminuire l'ammenda comminata.

  • art. 52, comma 2, lett. a), d.lg. 28-8-2000, n. 274

    Norma interpretativa/di coordinamento sulla conversione o determinazione della pena pecuniaria quando il reato è punito alternativamente con reclusione o multa; la Corte ha ritenuto corretta la quantificazione della pena pecuniaria entro la fascia prevista da tale decreto.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non rivede la valutazione delle prove di fatto se il giudice di merito ha fornito una motivazione logica, coerente ed esaustiva: i profili di affidabilità delle testimonianze e la ricostruzione fattuale sono prerogativa del giudice di merito.
  • Per contestare utilmente in sede di legittimità una valutazione probatoria occorre dimostrare un vizio di motivazione (contraddittorietà, manifesta illogicità, omissione di elementi essenziali) e non semplicemente proporre una diversa lettura delle stesse risultanze.
  • Le ricostruzioni basate su rilevazioni tecniche e punti d'urto (verbali di polizia locale, posizione dei danni) hanno forte rilevanza probatoria e possono confermare o smentire versioni oculari; la parte che vuole impugnare tali accertamenti deve indicare specifici profili di illogicità o difetto probatorio.
  • Sulla quantificazione della pena pecuniaria per reati puniti alternativamente con la reclusione, la giurisprudenza e la normativa (d.lg. n. 274/2000) determinano una fascia applicabile: la contestazione della illegittimità della pena richiede quindi argomentazioni puntuali sulla erronea applicazione della norma o sul calcolo della pena.
  • Se si invoca l'intervenuta prescrizione, tale eccezione deve essere adeguatamente sviluppata e sostenuta: la pronuncia di annullamento per prescrizione è possibile ma dipende dall'apprezzamento delle date e dei termini processuali, nonché dalle risultanze del fascicolo.

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