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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38400/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato la sua richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 11/12/2012 - 20/04/2013. La controversia riguarda l'accertamento se il Khan abbia dato causa, con dolo o colpa grave, alla sua detenzione, in particolare per comportamenti consistenti nell'aver procurato l'ingresso di cittadini del Bangladesh mediante domande di lavoro fittizie e documenti contraffatti (vicenda oggetto del procedimento penale, per il quale in seguito è intervenuta assoluzione divenuta definitiva). In cassazione il ricorrente deduce errore nella valutazione della sussistenza della colpa grave, contestando che l'ordinanza si sia fondata sulla sua latitanza e sulla mancata chiarezza in sede di interrogatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato che il giudice della riparazione può valutare autonomamente, in chiave civilistica e con giudizio ex ante, se i comportamenti del detenuto abbiano creato la falsa apparenza della configurabilità di un reato; trova nel caso concreto plurime captazioni in cui Khan risultava coinvolto in traffici di documenti contraffatti e dichiarazioni del ricorrente che non hanno chiarito il contenuto di tali captazioni. Tali elementi sono stati ritenuti idonei a integrare, quanto meno, colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (cpv.) e art. 110 cod. pen.

    art. 81 cpv. e art. 110 cod. pen.

    Richiamate nella descrizione dei reati contestati nell'originario procedimento penale (con riferimento a concorso e circostanze), ma non oggetto diretto dell'analisi della Cassazione sulla riparazione; servono a definire il contesto fattuale del procedimento penale da cui deriva la detenzione.

  • art. 12, comma 3 lett. a) e d) e comma 3-bis D.lgs. 28 luglio 1998 n. 286

    art. 12 comma 3 lett. a) e d) e 3-bis d.lgs. 28 luglio 1998 n. 286

    Norme sull'immigrazione e le ipotesi aggravate/particolari rilevate nell'ambito dell'accusa di favoreggiamento dell'ingresso irregolare; usate per ricostruire il comportamento contestato nel processo penale di riferimento.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)

    Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 - dep. 25/02/2014, Maltese, Rv. 25908201

    Principio secondo cui il giudice della riparazione valuta ex ante se la condotta del detenuto ha creato la falsa apparenza di illecito penale indipendentemente dalla decisione del giudice penale; la valutazione è autonoma e di natura civilistica.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro ed altri)

    Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 - dep. 09/02/1996, Sarnataro ed altri

    Conferma che il giudice della riparazione può esaminare il materiale processuale per verificare le condizioni dell'azione risarcitoria e le cause di esclusione del diritto alla riparazione.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 12228 del 10/01/2017

    Sez. 4, Sentenza n. 12228 del 10/01/2017, Rv. 270039

    Limite al giudice della riparazione: non può ritenere provati fatti che non siano stati considerati dal giudice della cognizione o ritenere provate circostanze che il giudice penale ha considerato non dimostrate.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 11150 del 19/12/2014

    Sez. 4, n. 11150 del 19/12/2014 - dep. 16/03/2015, Rv. 262957

    Conferma il principio del limite sopra indicato e la necessità che il giudice della riparazione rispetti le risultanze fondamentali del giudice penale.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta autonomamente, con giudizio ex ante e secondo logica civilistica, se i comportamenti del detenuto hanno effettivamente generato la falsa apparenza della commissione di reato; l'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo.
  • La sussistenza di dolo o di colpa grave del detenuto (es. comportamenti che hanno agevolato o simulato la commissione del reato, latitanza, mancanza di collaborazione, uso o diffusione di documenti contraffatti, dichiarazioni evasive rispetto a intercettazioni) può escludere l'indennizzo anche se il procedimento penale si conclude con assoluzione.
  • Il giudice della riparazione può utilizzare il materiale processuale (intercettazioni, captazioni, atti di indagine) per accertare la sussistenza di comportamenti che hanno contribuito all'adozione o al mantenimento della misura custodiale, ma non può affermare fatti che il giudice penale abbia espressamente escluso come provati.
  • Per il ricorrente è determinante dimostrare l'assenza di comportamenti che abbiano creato la parvenza di colpevolezza: cooperazione processuale, chiarezza nelle dichiarazioni, assenza di condotte elusive o latitanza sono elementi che rafforzano la richiesta di riparazione.
  • A livello pratico, chi intende chiedere l'indennizzo dovrebbe documentare il proprio comportamento collaborativo, contestare con prove tecniche eventuali captazioni o la loro interpretazione, e valorizzare ogni elemento che smentisca la causalità tra il proprio comportamento e la decisione dell'autorità giudiziaria.

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