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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38366/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che, in sede di giudizio di rinvio, ha rideterminato la pena a mesi quattro di reclusione (reato di cui all'art. 8 d.l. n. 74 del 2000). Il motivo dedotto è violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata esplicita conferma, nel dispositivo, della sospensione condizionale della pena precedentemente concessa in primo grado. Si chiede che la Corte di Cassazione riconosca espressamente il mantenimento di tale beneficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur rilevando che il dispositivo della Corte territoriale è incompleto sotto il profilo formale (mancata esplicita indicazione della conferma della sospensione condizionale), la Corte ha ritenuto applicabile il principio consolidato secondo cui la sospensione condizionale già concessa in primo grado si considera implicitamente confermata quando il giudice d'appello, su impugnazione promossa dal solo imputato, ridetermini la pena senza ulteriori specificazioni (evitando così la reformatio in peius). Non essendovi indicazioni contrarie nel dispositivo o nella motivazione, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 8 d.l. n. 74 del 2000

    La norma indica il titolo di reato per cui è stata inflitta la pena; nella decisione la Corte non entra nel merito della qualificazione del reato ma applica il principio processuale relativo alla sospensione condizionale già concessa in primo grado.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 5, n. 20506 del 14/01/2019, Locci; Sez. 3, n. 23444 del 12/05/2011, Aprile)

    Principio consolidato secondo cui il beneficio della sospensione condizionale della pena, già concesso in primo grado, si ritiene implicitamente confermato dal giudice d'appello quando, su impugnazione del solo imputato, questi ridetermini la pena senza ulteriori specificazioni, per evitare la reformatio in peius.

Massime di principio

  • Quando il solo imputato impugna e il giudice d'appello ridetermina la pena senza esprimersi diversamente, la sospensione condizionale concessa in primo grado si considera implicitamente confermata.
  • La mancata indicazione esplicita nel dispositivo della Corte d'appello non determina automaticamente l'annullamento del beneficio se dalla motivazione e dalle circostanze non emerge una revoca o una diversa volontà.
  • Per evitare rischi procedurali, chi impugna in Cassazione per omissione formale deve dimostrare un pregiudizio concreto o una contraddizione tra dispositivo e motivazione; altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • Il principio del divieto di reformatio in peius opera a favore dell'imputato che impugna da solo: l'applicazione pratica è che l'appello del solo imputato non può comportare un peggioramento della sua posizione, salvo espressa volontà contraria e motivata del giudice.
  • Se si desidera una conferma esplicita di benefici come la sospensione condizionale, è consigliabile formularla espressamente nelle conclusioni d'appello o segnalare il punto al giudice d'appello per evitare dubbi formali.

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