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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24134/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduceva un unico motivo: la sentenza impugnata sarebbe contraddittoria e avrebbe travisato la prova nel non aver riconosciuto l'irrevocabilità della sentenza n. 1112/2020 (Tribunale di Brescia 06/11/2019, confermata in appello 14/05/2020) e, conseguentemente, nel non aver accolto la richiesta difensiva di riconoscimento della continuazione con i fatti del presente procedimento. La difesa sosteneva di aver indicato con precisione gli estremi della sentenza richiamata e che da essi si sarebbe potuta desumere l'irrevocabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il contrasto giurisprudenziale sull'onere di produrre copia delle sentenze pregresse quando si chiede il riconoscimento della continuazione in sede di cognizione e ha preferito l'orientamento maggioritario secondo cui l'imputato (tramite difensore) deve produrre la copia delle sentenze rilevanti, non potendo limitarsi alla sola indicazione degli estremi. La Corte ha ritenuto che l'acquisizione d'ufficio prevista dall'art. 186 disp. att. c.p.p. sia applicabile alla fase esecutiva e non in sede di cognizione. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    Norma richiamata per inquadrare il capo di imputazione relativo a cessioni di stupefacenti; indica il regime di responsabilità applicabile.

  • art. 186 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 186 disp. att. c.p.p.

    Prevede l'acquisizione d'ufficio delle sentenze nell'ambito dell'esecuzione per l'applicazione della continuazione; la Corte ha ritenuto che tale disposizione sia specifica della fase esecutiva e non può essere estesa per analogia alla fase di cognizione per giustificare l'acquisizione d'ufficio delle sentenze.

  • Giurisprudenza di legittimità (orientamenti contrastanti)

    Sez. 5, n. 9180 del 29/01/2007; Sez. 5, n. 37337 del 29/04/2011; Sez. 3, n. 39850 del 27/03/2014 (orientamento minoritario); Sez. 3, n. 41063 del 25/06/2019; Sez. 6, n. 19487 del 06/02/2018; Sez. 2, n. 49082 del 17/04/2018; Sez. 6, n. 51689 del 13/10/2017; Sez. 5, n. 9277 del 17/12/2014 (orientamento maggioritario)

    La Corte ricostruisce il contrasto giurisprudenziale: l'orientamento minoritario ammette la mera indicazione degli estremi, mentre l'orientamento maggioritario richiede la produzione della copia delle sentenze in sede di cognizione. La Cassazione preferisce l'orientamento maggioritario, fondandosi su esigenze di tempestività e di evitamento di richieste dilatorie.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Richiamata con riferimento al principio per cui non sussistono ragioni per esonero dall'obbligo di pagamento delle somme a carico del ricorrente; giustifica la condanna al versamento in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di cognizione per ottenere il riconoscimento della continuazione con reati già giudicati l'imputato (tramite il difensore) deve produrre la copia delle sentenze pregresse: la sola indicazione degli estremi non è sufficiente.
  • L'art. 186 disp. att. c.p.p., che consente l'acquisizione d'ufficio di provvedimenti, è concepito per la fase esecutiva e non giustifica l'acquisizione d'ufficio delle sentenze in sede di merito.
  • Se la difesa non allega le sentenze rilevanti in giudizio di cognizione, la richiesta di continuazione può essere respinta e le impugnazioni avversarie dichiarate inammissibili.
  • La mancata produzione documentale utile alla domanda processuale può comportare anche la condanna alle spese e l'applicazione di ammende, salvo giustificazioni specifiche.
  • L'istanza di riconoscimento della continuazione non riconosciuta in sede di merito può comunque essere riproposta davanti al giudice dell'esecuzione, dove l'acquisizione d'ufficio delle sentenze è ammessa.

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