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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8536/2022 del 14/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione subita in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso per il reato di partecipazione ad associazione per delinquere (connessi reati di truffa all'INPS). Il ricorrente deduceva che il titolo cautelare era stato emesso solo per il reato associativo e pertanto non poteva farsi valere la mancata pronuncia di assoluzione sui reati 'fine' estinti per prescrizione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto applicabile il consolidato principio secondo cui, se la misura restrittiva si fonda su più contestazioni, il proscioglimento o l'assoluzione nel merito almeno di una contestazione che sia autonomamente idonea a giustificare la misura esclude il diritto alla riparazione, salvo ipotesi specifiche (detenzione superiore alla pena astrattamente infliggibile o accertata sussistenza dell'ingiustizia formale). Nel caso concreto i 'reati fine' risultavano estinti per prescrizione e non vi era stata una assoluzione meritevole atta a fondare il risarcimento; inoltre il ricorrente non ha allegato che la custodia sia stata superiore alla pena astrattamente irrogabile. La Corte ha osservato che l'art. 640, comma 2, c.p. prevede pena non inferiore a cinque anni, idonea a legittimare la custodia cautelare. È stato altresì sottolineato che il ricorrente avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione per ottenere una pronuncia di assoluzione e poi chiedere l'indennizzo. Condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sez. Unite, sentenza n. 4187 del 30/10/2008 (Rv. 241855)

    Sez. Unite n. 4187 del 30/10/2008

    Principio consolidato secondo cui, quando la misura cautelare è fondata su più imputazioni, il proscioglimento o l'assoluzione nel merito anche di una sola contestazione autonomamente idonea a giustificare la custodia esclude il diritto alla riparazione.

  • Art. 314 cod. proc. pen.

    Norma riferibile alla disciplina della riparazione; la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di parte della disposizione, ma la Corte di legittimità interpreta tale intervento come non idoneo a creare un diritto generale e illimitato all'indennizzo.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 219 del 20/6/2008

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di parte dell'art. 314 cod. proc. pen.; tuttavia la pronuncia non estende automaticamente il diritto all'indennizzo senza limiti: l'equiparazione tra prosciolto/assolto e condannato vale solo per la parte di custodia che eccede la pena inflitta o astrattamente irrogabile.

  • Art. 640, comma 2, cod. pen.

    art. 640, comma 2, cod. pen.

    Reato di truffa aggravata con pena prevista non inferiore a cinque anni, idoneo a giustificare l'applicazione della custodia cautelare più afflittiva.

  • Legge 16 febbraio 1987, n. 81, art. 2, comma 1, n. 100

    legge 16 febbraio 1987, n. 81, art. 2, comma 1, n. 100

    Norma di delega che non è stata interpretata come finalizzata a introdurre una clausola generale e incontrollata di riparabilità della detenzione; la specificazione delle ipotesi doveva essere rimessa al legislatore delegato.

  • Patto internazionale sui diritti civili e politici, art. 9, par. 5

    art. 9 par. 5 del Patto ICCPR

    Rilevato che l'articolo riguarda ipotesi in cui manchino in origine le condizioni legali per applicare o mantenere una misura; non impone automaticamente un diritto all'indennizzo in tutti i casi di proscioglimento.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 5, par. 5

    Si applica alle ipotesi in cui la privazione della libertà sia avvenuta al di fuori dei casi indicati dalla legge o in violazione delle modalità e dei tempi previsti; non autorizza, di per sé, un'indennità illimitata quando le condizioni nazionali per la misura siano entrambe rispettate.

Massime di principio

  • Se la custodia cautelare si fonda su più contestazioni, l'assoluzione o il proscioglimento nel merito anche di una sola contestazione che sarebbe stata da sola sufficiente a giustificare la misura esclude, di norma, il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione.
  • La mera estinzione dei reati per prescrizione non equivale, senza rinuncia alla prescrizione e pronuncia assolutoria, a una statuizione meritevole che apra automaticamente il diritto alla riparazione.
  • Per ottenere l'indennizzo è necessario allegare e dimostrare circostanze che giustifichino la riparazione: ad esempio che la durata della detenzione abbia superato la pena astrattamente irrogabile o che la custodia sia stata adottata in assenza dei presupposti legali (violazione dell'art. 314 c.p.p. nella parte non priva di incostituzionalità).
  • Quando il reato sul quale si è fondata la misura prevede una pena sufficiente a giustificare la custodia (es. art. 640, comma 2 c.p.), la contestazione di quel reato rende più difficoltoso il conseguimento della riparazione se non vi è una assoluzione piena nel merito.
  • Il ricorrente che voglia ottenere l'indennizzo, pur in presenza di reati prescritti, può valutare la possibilità di rinunciare alla prescrizione per ottenere una pronuncia di assoluzione e conseguentemente l'azione risarcitoria; è una scelta strategica che comporta rinunce e rischi processuali.

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