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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33955/2024 del 06/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro la condanna per il reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 286/1998 (permanenza in Italia dopo ordine di allontanamento) articolato in cinque motivi: 1) violazione dell'art. 143 c.p.p. per mancata nomina dell'interprete e mancata traduzione degli atti; 2) nullita' dell'elezione di domicilio per inesatta indicazione del difensore (elezione in incertam personam); 3) illegittimita' del provvedimento di espulsione per motivazione inadeguata (difficolta' di accompagnamento alla frontiera, trattenimento in CPR, informazione sui programmi di rimpatrio, avvertimento sulle conseguenze penali); 4) errata applicazione della legge penale e mancata valutazione del giustificato motivo (indigenza/disoccupazione) che avrebbe impedito l'ottemperanza all'ordine di allontanamento; 5) vizio di motivazione e travisamento della prova in relazione all'onere di allegazione e prova del giustificato motivo.

La decisione

Il ricorso e' stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi: a) la conoscenza della lingua italiana dell'imputato risultava dal verbale di identificazione e dalla sua partecipazione all'udienza, pertanto non era necessaria ulteriore nomina d'interprete o traduzione; b) l'elezione di domicilio e' valida in quanto il verbale indicava nominativo e indirizzo del difensore e l'imputato ha avuto effettiva conoscenza del procedimento (era presente all'udienza e ha dichiarato domicilio); c) il provvedimento del Questore conteneva motivazioni, pur sintetiche, sufficienti circa l'impossibilita' di accompagnamento alla frontiera e trattenimento in CPR e la mancata attivazione dei programmi di rimpatrio; d) la disoccupazione non equivale automaticamente a indigenza: l'onere di allegazione di situazioni ostative rilevanti ai fini del 'giustificato motivo' incombe sull'interessato e non e' stato assolto; e) non c'e' stata inversione dell'onere della prova, ma l'imputato non ha adeguatamente allegato gli elementi che giustificassero l'inosservanza. Conseguentemente e' confermata la condanna alla multa di euro 7.500 prevista dalla sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 5-ter, D.Lgs. 286/1998

    Norma che punisce la permanenza sul territorio nazionale in violazione dell'ordine di allontanamento emesso dal Questore; la Corte ha confermato che la sua applicazione richiede un provvedimento di allontanamento valido come elemento costitutivo del reato.

  • art. 143 c.p.p.

    Tutela del diritto all'interprete e alla traduzione degli atti: la Corte ha ritenuto che l'accertamento della conoscenza della lingua italiana possa fondarsi su elementi degli atti di polizia giudiziaria senza che l'autorita' giudiziaria debba sempre procedere a verifica personale.

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b, c, e)

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione; citate come cornice procedurale per le censure sollevate (vizi di motivazione, violazioni di norme, questioni di diritto).

  • artt. 97, 161 e 162, comma 4 c.p.p.

    Norme relative alla notificazione e all'elezione di domicilio: la Corte ha interpretato che l'elezione di domicilio e' valida se contiene il nominativo del domiciliatario e l'indirizzo, assicurando la conoscibilita' degli atti all'interessato.

  • art. 20, comma 4, D.Lgs. n. 274/2000

    Rinvio ai termini di notifica della citazione a giudizio; la Corte ha osservato che, benché la notifica fosse tardiva, la presenza dell'imputato in udienza ha permesso la reintegrazione del termine e la prosecuzione regolare del processo.

  • art. 14, comma 5-bis, D.Lgs. 286/1998

    Riferimento al potere del Questore di adottare l'ordine di allontanamento: la Corte ha ricordato che tale provvedimento e' sindacabile incidentemente dal giudice penale e deve avere motivazione congrua, anche se puo' essere sintetica.

  • art. 6 CEDU

    Principio del giusto processo: evocato in relazione alla contestazione sulla nomina dell'interprete e sulla regolarita' delle notifiche; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata lesione, stante la documentazione e la presenza dell'imputato.

Massime di principio

  • La conoscenza della lingua italiana dell'imputato puo' essere accertata anche tramite appunti/attestazioni della polizia giudiziaria; la nomina dell'interprete e la traduzione degli atti sono obbligatorie solo se emergono elementi oggettivi che mettano in dubbio tale conoscenza.
  • Un'elezione di domicilio e' valida se nel verbale sono indicati il nome del domiciliatario e l'indirizzo: cio' evita la nullita' per electio in incertam personam e legittima le notificazioni effettuate nel domicilio eletto.
  • Il provvedimento di espulsione/ordine di allontanamento del Questore e' sindacabile incidentalmente dal giudice penale, ma la motivazione puo' essere sintetica purché renda comprensibili le ragioni che impediscono accompagnamento alla frontiera o trattenimento in CPR.
  • La sola condizione di disoccupazione non basta a dimostrare l'esistenza del 'giustificato motivo' che esclude il reato di inosservanza dell'ordine di allontanamento; l'interessato ha l'onere di allegare elementi concreti che dimostrino impossibilita' oggettiva o soggettiva di ottemperare.
  • L'obbligo per l'imputato e' di allegare le circostanze costitutive del giustificato motivo; questo non comporta un'inversione dell'onere della prova, ma fissa un onere di allegazione che, se non assolto, porta al rigetto della eccezione.

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