Cassazione Penale, Sentenza n. 33862/2024 del 06/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello del 14/06/2023: il ricorrente denunciava violazione dell'art. 12-bis del d.lgs. n. 74/2000 e vizio di motivazione riguardo alla conferma della confisca. Sosteneva che il profitto illecito derivante dal risparmio d'imposta era andato a beneficio della sua societa' (in realtà una ditta individuale), quindi la confisca non poteva essere considerata diretta e non sarebbe stato possibile applicare una confisca per equivalente in caso di reato prescritto.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'imputazione riguardasse il ricorrente come titolare di una ditta individuale priva di autonomia patrimoniale, pertanto la confisca disposta è una confisca diretta nei confronti del soggetto che ha beneficiato del mancato adempimento fiscale e non viene meno per effetto della prescrizione del reato. Per tali motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma equitativamente fissata in euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000
Indica la norma sostanziale dei reati fiscali contestati; qui utilizzata per definire la fattispecie oggetto di condanna in primo grado.
art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000
Richiamato dal ricorrente come norma violata relativamente alla confisca; la Corte ha ritenuto la doglianza infondata perché la situazione concreta (ditta individuale priva di autonomia patrimoniale) non giustifica la sua applicazione nel senso prospettato dal ricorrente.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma procedurale che prevede, in caso di inammissibilità del ricorso, l'onere delle spese del procedimento e il versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende; applicata per condannare il ricorrente al pagamento di euro 3.000,00.
Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015 (giurisprudenza)
Giurisprudenza di legittimità richiamata in favore del principio secondo cui la confisca diretta colpisce il soggetto che si è avvantaggiato del profitto illecito e non viene meno per effetto della prescrizione del reato.
Corte costituzionale, sent. n. 186 del 13/06/2000
Richiamata nella motivazione in relazione ai profili di inammissibilità e responsabilità non colposa nella proposizione del ricorso; usata per valutare l'onere delle spese e l'esclusione di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità.
Massime di principio
- Se il profitto illecito è stato fruito da una ditta individuale, priva di autonomia patrimoniale rispetto al titolare, la confisca è diretta nei confronti del titolare e non si estingue per effetto della prescrizione del reato.
- Occorre distinguere attentamente tra ditta individuale e soggetto giuridico con autonomia patrimoniale (es. società): solo nel secondo caso può essere rilevante il problema della confisca per equivalente o della distinzione tra patrimoni.
- La prescrizione del reato non elimina automaticamente l'azione patrimoniale di confisca se questa colpisce il soggetto che si è avvantaggiato direttamente del profitto illecito, secondo la giurisprudenza di legittimità.
- In sede di impugnazione è fondamentale dimostrare in modo documentato e chiaro l'esistenza di autonomia patrimoniale della società per opporsi efficacemente a una confisca diretta.
- Gli errori procedurali o motivazionali che rendono il ricorso inammissibile possono comportare condanne per spese e il pagamento di somme alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; valutare la fondatezza dell'impugnazione prima di proporla.
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