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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20748/2024 del 24/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte di Appello di Salerno che, con il rito abbreviato, aveva confermato per ciascuno condanne per vari reati collegati alla rete di prestanomi riconducibile a Roberto Squecco: in particolare intestazione fittizia (art. 512-bis c.p.), riciclaggio (art. 648-bis c.p.), e, per Potolicchio, emissione di false fatture ai fini di evasione fiscale (art. 8 d.lgs. n. 74/2000). Le censure principali erano: insufficiente prova del trasferimento di denaro, beni o utilità per configurare l'intestazione fittizia; difetto del dolo specifico e della prova del reato presupposto per il riciclaggio; errore nella qualificazione temporale e nella qualificazione giuridica delle condotte (es. natura non lucrativa delle Onlus), nonché richiesta di diversa valutazione delle prove e del bilanciamento delle circostanze per la determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione, esaminati i ricorsi, ha deciso in modo differenziato: (1) Ha annullato la sentenza impugnata nei confronti di Giuseppina D'Ambrosio limitatamente al capo relativo al riciclaggio (rinvio alla Corte di Appello di Napoli per un nuovo giudizio su quel capo), ritenendo fondata la censura secondo cui la sentenza di merito non aveva dimostrato un'azione positiva idonea a dissimulare la provenienza illecita delle somme ricevute né aveva escluso la partecipazione della D'Ambrosio al reato presupposto. Per il resto il ricorso di D'Ambrosio è stato dichiarato inammissibile. (2) Ha respinto/inammissibile il ricorso di Donato Potolicchio nella parte relativa all'intestazione fittizia e all'accusa di riciclaggio, confermando la legittimità della valutazione di merito secondo cui Potolicchio non era concorrente nel reato presupposto, aveva ricevuto un assegno e poi aveva prelevato e dispersi le somme in modo idoneo a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita; ha altresì rigettato le censure relative alla falsa fatturazione. (3) Ha annullato la sentenza nei confronti di Assunta Salerno limitatamente al capo 7 (Lido Kennedy) con rinvio alla Corte di Appello di Napoli, perché la Corte territoriale non aveva chiarito se fosse avvenuto il trasferimento della titolarità (quote) o solo l'assunzione di compiti gestionali, elemento essenziale per la configurabilità dell'art. 512-bis; per il resto il ricorso di Salerno è stato dichiarato inammissibile o rigettato. (4) Ha dichiarato inammissibile il ricorso di Michele Montefusco, confermando la condanna per intestazione fittizia della Onlus SOS Soccorso e rigettando le doglianze sulla determinazione della pena; Montefusco è stato inoltre condannato alle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Il delitto di intestazione fittizia richiede l'attribuzione fittizia ad altri della titolarità o della disponibilità di denaro, beni o altre utilità; non è sufficiente il mero conferimento di compiti gestionali, occorre un'apparente attribuzione di signoria sulla cosa e il dolo specifico finalizzato a eludere procedimenti di prevenzione

  • art. 648-bis cod. pen.

    Il riciclaggio è reato a condotta complessa: necessita della ricezione consapevole del bene di provenienza illecita e di una successiva azione positiva (trasferimento, prelievo, sostituzione o altra operazione) idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa; la semplice ricezione/in­cas­so di un assegno è, di regola, ricettazione salvo che segua una attività di dissimulazione

  • art. 8 d.lgs. n. 74 del 2000

    La falsa fatturazione è poste a fondamento di reato fiscale quando l'emissione del documento è diretta a creare costi fittizi e consentire al destinatario l'evasione, e la Corte ha ritenuto sufficienti elementi convergenti per confermare la fattispecie

  • art. 69 cod. pen.

    Richiamato in relazione al giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del merito sul punto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese processuali e per il versamento dovuto alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

Massime di principio

  • Per il reato di riciclaggio va distintamente provata la ricezione del bene illecito e, soprattutto, una successiva azione positiva idonea a dissimulare la provenienza: la mera ricezione di un bonifico o l'incasso di un assegno senza attività di trasferimento o prelievo non integra automaticamente il reato di riciclaggio
  • Ai fini dell'art. 512-bis cod. pen. la semplice assunzione di funzioni gestionali non è sufficiente; è necessario dimostrare un apparente trasferimento di titolarità o di disponibilità dotato di apprezzabile signoria sul bene, nonché il dolo specifico di eludere misure di prevenzione
  • Lo status di Onlus o la natura vincolata del patrimonio non esonera dall'accusa se la struttura viene usata in concreto per conservare la disponibilità occulta di beni o per agevolare appropriazioni illecite; la funzione effettiva e la disponibilità materiale dei beni sono elementi chiave
  • In Cassazione non è possibile chiedere una rinnovata valutazione della prova: le doglianze che si limitano a criticare la valutazione probatoria di merito sono spesso dichiarate inammissibili; invece la censura di carenze motivazionali su punti essenziali (es. mancanza di prova di un elemento costitutivo del reato) può portare ad annullamento e rinvio
  • Quando la motivazione di merito omette di esaminare se l'imputato abbia concorso nel reato presupposto o di indicare la condotta positiva idonea a dissimulare la provenienza delittuosa, la Cassazione può annullare con rinvio per un nuovo esame di tali specifici capi

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