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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34684/2024 del 13/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania del 06/10/2023 che aveva dichiarato "non doversi procedere" per difetto della condizione di procedibilità (mancata querela) in ordine al reato di furto ascritto agli artt. 624, 625 n.2 c.p. Il Procuratore Generale deduceva errata applicazione degli artt. 516 e ss. c.p.p., sostenendo che il reato doveva rimanere procedibile d'ufficio perché l'aggravante di cui all'art. 625 n.7 (il bene oggetto del furto destinato a pubblico servizio) risultava o contestata in fatto nell'originario capo di imputazione o, in ogni caso, tempestivamente contestata dal Pubblico Ministero nella prima udienza utile, anche alla luce della disciplina transitoria introdotta dal d.lgs. n.150/2022 (riforma Cartabia).

La decisione

Il ricorso è stato accolto. La Corte ha ritenuto che: (i) l'aggravante dell'art. 625 n.7 ha natura in parte valutativa ma può essere considerata contestata in fatto quando gli elementi descrittivi del capo di imputazione (qui: manomettere il contatore e allaccio abusivo alla rete dell'Enel) rendono manifesto all'imputato che si contesta la sottrazione di un bene destinato a pubblico servizio; (ii) in ogni caso la contestazione suppletiva formulata dal P.M. nella prima udienza utile (6/10/2023), prima dell'apertura del dibattimento, è tempestiva e valida e rende il reato procedibile d'ufficio anche alla luce della disciplina transitoria dell'art.85 d.lgs.150/2022. Per tali ragioni la sentenza impugnata è annullata con rinvio al Tribunale di Catania in diversa persona fisica per celebrare il giudizio; il rinvio è disposto anche per sanare la nullità determinata dalla mancata notifica della modifica dell'imputazione ai sensi dell'art. 520 c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La circostanza aggravante dell'art. 625 n.7 (bene destinato a pubblico servizio) ha natura valutativa: può essere contestata 'in fatto' quando gli elementi materiali dell'imputazione (es. allaccio abusivo alla rete di distribuzione) rendono manifesto che il bene è posto al servizio dell'interesse collettivo
  • Dopo la riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) e il regime transitorio (art.85), il Pubblico Ministero può esercitare la contestazione suppletiva dell'aggravante nella prima udienza utile successiva al periodo transitorio per ripristinare la procedibilità d'ufficio; tale contestazione è efficace salvo violazioni formali (es. mancata notifica)
  • Il giudice non deve applicare automaticamente la regola della 'prevalenza' della declaratoria di non procedibilità solo in base al mancato deposito della querela se il P.M. ha ancora la possibilità, nella prima udienza utile, di integrare l'imputazione con contestazione suppletiva prevista dall'art.517 c.p.p.
  • Va operata distinzione tra cause di estinzione irreversibili (es. prescrizione) e condizioni di procedibilità soggette a modifiche nel tempo: la prima produce effetti 'ora per allora', la seconda può essere sanata mediante azioni del P.M. compatibilmente con il contraddittorio
  • Proceduralmente, quando il P.M modifica l'imputazione in udienza è necessario notificare la modifica all'imputato assente ai sensi dell'art.520 c.p.p.; la mancata notifica può determinare nullità e impone il rinnovo del giudizio
  • In casi analoghi il PM dovrebbe tempestivamente: (a) valutare gli atti per individuare aggravanti 'auto-evidenti' o contestabili in fatto; (b) esercitare la contestazione suppletiva nella prima udienza utile dopo la riforma; (c) curare la notifica della modifica all'imputato per evitare nullità

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