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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34631/2024 del 13/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza d'appello che, in rinvio dopo annullamento della Cassazione, aveva confermato la condanna per falsa testimonianza aggravata ai sensi dell'art. 416bis.1 c.p. I difensori hanno censurato la ritenuta sussistenza dell'aggravante mafiosa sostenendo che la Corte di merito ha motivato in modo apodittico, senza prove del dolo intenzionale diretto a favorire il sodalizio e senza dimostrare che la condotta agevolasse l'associazione nel suo complesso (e non solo singoli affiliati). Denunciata anche un'illegittima inversione dell'onere della prova e la mancata considerazione dello stato di timore in cui l'imputato avrebbe reso le dichiarazioni.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la Corte territoriale abbia motivato adeguatamente la qualificazione dell'aggravante: l'imputato era già condannato come concorrente esterno della famiglia mafiosa e la falsa testimonianza era funzionale a screditare il denunciante e a tutelare l'attività dell'associazione (anche impedendo ulteriori denunce), elementi che consentono di desumere la motivazione agevolativa. Il ricorrente è condannato alle spese processuali, al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese della parte civile, liquidate in euro 3.686,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 416bis.1 cod.pen.

    La Corte ha interpretato l'aggravante come avente una componente soggettiva desumibile dalle modalità della condotta (motivazione a delinquere) e ha ammesso che l'idoneità oggettiva del fatto a favoreggiare l'associazione possa consistere anche nella salvaguardia dell'attività del sodalizio o di sue manifestazioni esterne, non necessariamente in un vantaggio diretto al consolidamento dell'organizzazione nel suo complesso.

Massime di principio

  • Per configurare l'aggravante di cui all'art. 416bis.1 c.p. non è sempre necessario dimostrare un vantaggio diretto e immediato per l'intero sodalizio: può essere sufficiente che la condotta sia idonea a salvaguardare l'attività o manifestazioni esterne dell'associazione.
  • La componente soggettiva (la finalità di agevolare il sodalizio) può essere desunta dalle modalità, dal contesto e dal ruolo personale dell'agente (es. precedente partecipazione o contributo all'associazione).
  • La valutazione dell'aggravante deve considerare l'insieme delle circostanze e l'architettura criminosa che circonda l'atto: dichiarazioni mendaci volte a screditare un denunciante abituale di estorsioni possono essere ritenute idonee a produrre un vantaggio per l'associazione, se indeboliscono la denuncia e scoraggiano altri potenziali denuncianti.
  • Lo stato emotivo o di timore del dichiarante non esclude automaticamente la volontà intenzionale: la presenza di paura richiede valutazione, ma non impedisce di stabilire la finalità agevolativa se il comportamento e il contesto indicano consapevolezza e volontà.
  • Il giudice d'appello, in rinvio da una pronuncia rescindente, deve fornire motivazione coerente e specifica rispetto ai punti indicati dalla Cassazione; tuttavia, la ricostruzione complessiva che mette il fatto in relazione con il contributo dell'imputato all'associazione può legittimare la ritenuta aggravante.
  • L'inversione dell'onere della prova è censurabile, ma la mancata allegazione da parte della difesa di circostanze alternative non costituisce di per sé prova contraria se il giudice ha già a disposizione elementi indiziari forti e coerenti.

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