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Cassazione Penale, Ordinanza n. 02362/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 18 giugno 2025 del Tribunale di Crotone, pronunciata in relazione a una decisione di applicazione della pena. Ha dedotto, in sintesi, l'omessa motivazione su cause di proscioglimento e l'erronea qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la condotta avrebbe dovuto essere sussunta nell'ipotesi di minore gravità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 anziché nella fattispecie base di cui all'art. 73, comma 1, del medesimo decreto. La Corte rileva tuttavia che il ricorso si risolveva, oltre l'enunciazione formale del vizio, nella contestazione della ricostruzione fattuale e probatoria, basata sulla quantità di stupefacente rinvenuto e spontaneamente consegnato (circa 160 grammi di cocaina), ritenuto nella disponibilità dell'imputato e detenuto a fini di cessione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che i motivi dedotti non fossero consentiti in relazione alla tipologia di sentenza impugnata. In particolare, ha escluso l'ammissibilità della doglianza sull'erronea qualificazione giuridica del fatto perché non emergeva, con immediata evidenza, una qualificazione palesemente eccentrica rispetto al capo di imputazione, mentre la censura richiedeva valutazioni in fatto e probatorie non deducibili nel perimetro dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    Il ricorso per cassazione avverso la decisione di applicazione della pena è ammesso solo nei casi espressamente previsti; tra questi, l'erronea qualificazione giuridica del fatto è deducibile solo se la qualificazione risulti, con immediata evidenza, palesemente eccentrica rispetto al capo di imputazione e senza necessità di passaggi logici fondati su aspetti fattuali e probatori.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990

    Richiamato come qualificazione giuridica più grave del fatto contestato, in alternativa alla diversa ipotesi invocata dal ricorrente.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Richiamato come diversa qualificazione giuridica invocata dal ricorrente, ma ritenuta non deducibile nei termini prospettati perché implicava una rivalutazione del fatto e delle prove.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione contro una sentenza di applicazione della pena, i motivi sono ammissibili solo entro i ristretti limiti stabiliti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di rivalutazione del fatto o della prova.
  • La doglianza sull'erronea qualificazione giuridica del fatto è proponibile solo quando la qualificazione adottata sia manifestamente e immediatamente incompatibile con il capo di imputazione, senza bisogno di approfondimenti fattuali o probatori.
  • Non è ammissibile prospettare sotto forma di vizio di qualificazione giuridica una ricostruzione alternativa dei fatti fondata su elementi di merito, quali la quantità di sostanza stupefacente e la sua disponibilità da parte dell'imputato.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, seguono la condanna al pagamento delle spese processuali e la sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende, se prevista dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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