Cassazione Penale, Sentenza n. 32797/2022 del 06/09/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione per la restante pena di sei anni e sei mesi. Il Tribunale di sorveglianza di Napoli, con ordinanza del 20/09/2021, ha rigettato l'istanza (dichiarando inammissibile la detenzione domiciliare per l'entità della pena residua). In cassazione si è dedotta la violazione di norme e vizi di motivazione (art. 606 c.p.p., art. 111 Cost., artt. 47 e 50 L. 26 luglio 1975, n. 354), sostenendo che il Tribunale non aveva adeguatamente valutato gli elementi favorevoli, in particolare la personalità del condannato e le attività svolte in carcere after inizio della detenzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione: l'ordinanza impugnata non ha effettuato una valutazione sufficientemente approfondita della personalità del condannato e delle attività svolte durante la detenzione, limitandosi a richiamare la gravità dei reati e l'entità della pena residua e a invocare la necessità di un più lungo periodo di osservazione. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza nella parte in cui rigettava le richieste di misure alternative diverse dalla detenzione domiciliare e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli per un nuovo esame. Il giudice di rinvio è libero di accogliere o rigettare l'istanza, ma dovrà rispettare i principi di legge e fornire una motivazione congrua e completa che consideri gli indici previsti per la concessione delle misure alternative.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. b), c), d) ed e), cod. proc. pen.
Gli specifici motivi di cassazione sono stati invocati per contestare vizi di legge e di motivazione; la Corte ha ritenuto tali censure fondate nella parte in cui evidenziano insufficiente motivazione del provvedimento impugnato.
art. 111 Cost.
Richiamato come principio della necessità di decisioni giudiziarie adeguatamente motivate; la Corte rileva che il diritto alla motivazione impone l'analisi completa degli elementi rilevanti nella valutazione delle misure alternative.
artt. 47 e 50, L. 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)
Le norme sull'ordinamento penitenziario e sui criteri per le misure alternative richiedono una valutazione della personalità e del comportamento del detenuto; la Corte ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente considerato gli indici previsti dalla legge per la concessione delle misure alternative.
Massime di principio
- La gravità del reato e l'entità della pena residua possono giustificare il rigetto di una misura alternativa, ma non sono in sé sufficienti: il giudice deve valutare anche la personalità del detenuto e le attività svolte in carcere.
- Il giudice deve fornire una motivazione completa e critica che espliciti le ragioni del rifiuto delle misure alternative, confrontando gli elementi favorevoli e sfavorevoli alla concessione.
- La mancata considerazione dettagliata delle attività intraprese dal detenuto durante la carcerazione (es. partecipazione a programmi di trattamento, lavoro, comportamento) determina vizio di motivazione e può portare all'annullamento con rinvio.
- In caso di annullamento, il giudice di merito di rinvio è libero di confermare o mutare la decisione ma è vincolato a rispettare i principi indicati dalla Corte e a motivare congruamente la valutazione compiuta.
- Nelle istanze per misure alternative è opportuno che il difensore fornisca al giudice elementi probatori e documentali sulle attività e sulla condotta del detenuto per agevolare una valutazione completa.
- La Corte di Cassazione interviene principalmente quando sussiste un vizio di motivazione o una violazione di principi di diritto, non per riesaminare meramente la valutazione discrezionale dei fatti.
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